Volvo… la Casa svedese è tornata

Solo sei anni da quando i cinesi di Geely hanno rilevato da Ford un mito svedese molto appannato, e il 2016 è già anno di record.

Volvo S90 e V90 R-Design: immagini ufficiali

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Appena sfornati i dati del primo semestre, l'aria magica che caratterizza i vincenti si è già tramutata in numeri concreti che danno la misura del successo e annunciano un anno record in termini di vendite e profitti per Volvo. Nel semestre corrente i ricavi sono triplicati rispetto al 2015 - 5,59 mld di corone rispetto ad 1,66 del 2015 - spinti dalla poderosa domanda dell'ammiraglia SUV XC90 e Volvo si aspetta nel secondo semestre un'ulteriore spinta dalla Berlina S90 e dalla Station V90, appena lanciate.

Il margine operativo, nonostante i costi di lancio dei nuovi modelli top di gamma, è ormai in linea con le tedesche premium dirette rivali - 7,5% per Volvo, 7,1 per Mercedes Benz, 9 per Audi, 9,4 per BMW nel primo quadrimestre - e dovrebbe attestarsi all'8% a fine anno.

La XC60 ristilizzata ha conquistato quote di mercato in Europa ed è diventata Top Selling tra i SUV medi, scavalcando concorrenti del calibro di Audi Q5 e BMW X3. Alla fine del 2015 Volvo ha superato la barriera delle 500.000 unità vendute (erano 360.000 nel 2010 primo anno dopo Ford), crescerà in nuovo record quest'anno (almeno 550.000 dicono le stime) ed ha fissato un obiettivo 800.000 per il 2020. Punti di forza, forte personalità, crescita di gamma e investimenti, in particolare sulla nuova piattaforma modulare delle compatte (CMA).

La prossima mossa - dopo la ripartenza di XC60, le ammiraglie XC, S e V 90 e le concept delle nuove (2017) compatte - sarà infatti proprio la gamma XC40, S40 e V40. Per tutta la nuova gamma post-Ford, l'ibrido elettrico coprirà tendenzialmente almeno il 20% della domanda. Il mercato americano, in forte crescita, dovrebbe assorbire nei prossimi due anni 100.000 pezzi, dopo il nuovo record 2015 di 70.000. Su quello cinese Volvo gode di grande prestigio, per le ammiraglie 90 sarà il mercato elettivo e una berlina compatta, come la prossima S40, potrebbe assorbire numeri importanti.

Al successo un contributo importante dovrebbe darlo il nuovo corso stilistico che proprio con la XC90 ha debuttato, elegante, sobrio, personale, che distingue le nuove Volvo dalle tedesche. Non a caso è la stessa via seguita da un altro contendente ad entrare nel mercato dominato dalle terribili tre. Jaguar infatti sta vivendo una fase di grande crescita, anche con la berlina compatta XE, ma protagonista dei nuovi mercati del Giaguaro è il SUV medio di prestigio F-Pace, cui seguirà il SUV compatto E-Pace e un SUV ammiraglia J-Pace, a coprire la gamma che assicura i margini migliori e in cui le corazzate tedesche sono ancora attaccabili se i prodotti offerti hanno forte appeal.

E' la via che sta cercando di seguire anche il terzo aspirante concorrente del mercato premium, l'Alfa Romeo della rinascita, che ha rivoluzionato il piano, anticipando le tre SUV che costituiranno la gamma premium del biscione rispetto alle relative berline (salvo che per Giulia di qualche mese). Insomma, se tutto andrà come nei desideri dei produttori premium all'attacco, Volvo, Jaguar e Alfa Romeo venderanno più SUV che Sedan e i margini verranno prevalentemente da lì.

Tornando a Volvo elemento importante del successo della strategia è avere una proprietà, cinese, che è solo "di capitale", interviene cioè soltanto, e con mezzi imponenti, sulle risorse finanziarie a disposizione, ma lascia una totale libertà strategica, progettuale e produttiva, all'essenza imprenditoriale svedese che deve rendere diversa e specifica l'immagine del brand Volvo.

Questa "riservatezza" della proprietà ha fatto sì che ad esempio pochi abbiano la consapevolezza dell'attuale proprietà cinese di Volvo, a differenza dell'era Ford in cui a tutti erano noti "i vincoli da Mondeo" che il marchio svedese doveva rispettare, come Jaguar peraltro, e che avevano un ricaduta negativa sulla sua immagine.

E' una situazione proprietaria che ha sicuramente gran merito nella fase di sviluppo di Volvo e che rende così interessante l'esperimento. Anche Jaguar gode di una situazione simile, sotto l'ombrello proprietario indiano di Tata, e può sfruttare appieno, in grande autonomia e con abbondanti mezzi a disposizione, la sua diversità britannica per ricavare spazi di mercato.

Più complessa per ora la situazione di Alfa Romeo che all'interno di FCA, ne costituisce, con Maserati, il nucleo dei marchi premium "italiani" e deve ancora conquistarsi sul campo un suo prestigio autonomo. Confortante comunque che finalmente dopo decenni di perdita passiva i marchi premium non tedeschi siano finalmente impegnati a riprendersi quote del mercato più ricco del mondo, che non conosce crisi e che produce margini da capogiro.

Bella battaglia, che oggi appare ancora una mission impossibile nelle proporzioni rispetto alle tedesche, ma che se i segnali importanti che arrivano da Volvo e Jaguar saranno confermati e consolidati e le speranze riposte in Alfa Romeo troveranno risposte concrete nelle vendite nei prossimi quattro anni, potrebbero davvero cambiare gli scenari. Ne vedremo delle belle....

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di Fabrizio Brunetti | 25 luglio 2016

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