Pininfarina indiana: dove troneggerà il nobile stemma?

Un altro pezzo dello "stile" italiano, il più famoso e carico di gloria, cambia proprietà.

Fa una certa impressione. Pininfarina è dell'indiana Mahindra, grande gruppo imprenditoriale dell'automotive e non solo, che ha da poco rilevato la coreana Ssangyong e la divisione scooter dell'indebitata Peugeot-Citroen.

Il gruppo indiano ha per il momento acquisito il 76% delle azioni che apparteneva alla famiglia per 30 milioni di euro, pagando le azioni solo 1,10 euro; questo ha indispettito gli investitori che nella prima reazione hanno fatto crollare le quotazioni da 4,2 euro a 1,31 ad azione.

Altri 20 milioni sono destinati ad un aumento di capitale e Mahindra lancerà un'OPA per acquisire il resto del pacchetto azionario. Garantisce inoltre l'indebitamento per altri 100 milioni. In totale dunque l'acquisizione costa al gruppo indiano poco meno di 150 milioni di euroAlla famiglia resta l'1,2% e la carica di Presidente per Paolo Pininfarina.

Fin qui i dati dell'operazione finanziaria, che libera finalmente la firma italiana dal pesante indebitamento accumulatosi dal 2008. La crisi era inevitabile, il mondo dei grandi carrozzieri è ormai un nostalgico ricordo di un'epoca che non esiste più.

Dalle fuoriserie di prestigio grazie alle quali "nonno Pinin" aveva fondato nel 1930 la più prestigiosa carrozzeria del mondo, ai capolavori del design degli anni 50 e 60, all'esclusivo connubio con Ferrari che ha costituito un binomio impareggiabile per quasi 60 anni, il prestigio del marchio Pininfarina non ha mai subito battute d'arresto ma il mondo nel quale aveva trionfato e imposto la sua prestigiosa firma non esiste da tempo.

Cambiano e il suo stabilimento erano stati l'ultimo impegnativo azzardo di una realtà industriale che cercava una nuova via, insistendo controcorrente nel proporsi per l'industrializzazione e la produzione diretta di modelli di nicchia delle grandi case, oltreché come definitore del design.

L'audacia non ha pagato, le commesse per le produzioni dirette non sono più arrivate, le case hanno via via sempre più privilegiato il design interno del proprio centro stile, per ultima la Pininfarina ha perso proprio la stella polare del design Ferrari (la berlinetta F12 ultima a portare la firma Pininfarina).

Ora questa ultima parte della storia passa in archivio e inizia, negli auspici, una nuova vita, con un piano industriale che prevede "di diventare un Fornitore di Servizi di Design e Ingegneria d'eccellenza che offre servizi d'ingegneria Design to Delivery in diversi settori: automotive, trasporti, aerospaziale, architettura e real estate, beni di consumo".

Questo il piano e dunque Mahindra, che opera in diversi settori oltre l'automotive in 96 paesi, sembra il cappello ideale per assicurare un futuro al marchio re del design. Peraltro la Pininfarina ha da tempo esteso al design in senso ampio la propria firma, treni, aerei, bici, caffettiere, oggettistica di qualsiasi tipo oltre le auto.

Ma vedremo ancora auto marchiate Pininfarina? Continueremo a vedere nei Saloni internazionali dell'auto uno stand Pininfarina carico di sogni su ruote? Forse sì considerando l'intraprendenza degli indiani, hanno pagato poco un marchio importante, i capitali ci sono, un piano industriale anche, ci sarà pure una prospettiva di tornare ad utili, margini, prestigio.

Certo gli altri esempi non confortano, Bertone fallito, Italdesign dei Giugiaro ha perduto l'estro da anni e le vicende VW  rischiano di travolgerla definitivamente, comunque con Giorgio e Fabrizio fuori, dei grandi carrozzieri e stilisti italiani resta ancora solo Zagato.

L'ultima partnership industriale con Volvo, per la C70 Cabrio, è terminata da tempo, il progetto di accordo innovativo con Bollorè per la realizzazione di elettriche archiviato con disonore, senza più Ferrari, oggi la Pininfarina è tutta da rifondare.

Compito difficile, almeno nel mantenere nonostante tutto il prestigio del marchio. Dunque un futuro da factory di design e progettazione, probabilmente sempre meno auto, sempre più tutto il resto del mondo, pochi sogni, grande concretezza, sperando che l'integrazione nel colosso indiano funzioni e che venga mantenuta in qualche modo l'talianità vincente dello stile Pininfarina anche in un elettrodomestico coreano.  

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di Fabrizio Brunetti | 16 dicembre 2015

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