Motor Show di Bologna… e se diventasse un memorial?

L’interpretazione particolare di un Salone auto che deve trovare la difficile formula per la sopravvivenza.

Motor Show di Bologna... e se diventasse un memorial?

di Fabrizio Brunetti

11 dicembre 2014

L’interpretazione particolare di un Salone auto che deve trovare la difficile formula per la sopravvivenza.

Il Motor Show dell’epoca d’oro è melanconicamente scivolato nel tempo nell’imbarazzante mix tra evento automobilistico e fiera paesana a cui era ridotto nelle ultime edizioni, fino alla cancellazione del 2013. Torna quest’anno e, come abbiamo detto, lo fa cercando un fil rouge più evidente col suo passato, con la sua particolarità, col “perché Bologna?”

La via è quella giusta per la sopravvivenza e per la speranza di ripartenza verso una notorietà e visibilità più ampie, ma forse ancora troppo timida, non così nettamente definita da distinguerla e farla tornare l’evento unico e diverso da qualsiasi altro che è stato negli anni fantastici del fine secolo. Credo che sia necessario un passo più coraggioso e netto. Cosa piace del Motor Show bolognese?

I motori, più rumorosi e scatenati possibile, le gare ed esibizioni, le prove nei piazzali, lo sport, le sportive storiche, le ragazze, la musica, la gastronomia, in un particolare mix di eccitazione motoristica e di tutto quello che fa scatenare i sensi. Bologna è il polo di riferimento della tradizione sportiva italiana e dunque forse la formula giusta per fare di nuovo del Motor Show l’Evento, con la E maiuscola, del motorismo, occorrerebbe trasformarla in una sorta di Memorial, di un evento in cui la parte del leone la fanno l’esposizione e l’esibizione, statica e fortemente dinamica, delle memorie storiche dell’automobilismo sportivo, dalle grandi glorie inarrivabili – Stratos, 037, Alpine, Alfa 33, le Sport  Ferrari, Ford GT40, Gulf Mirage, Chevron, le F1 di tutte le epoche – alle più popolari A112 Abarth, Abarth 595 e 695, Mini Cooper, Fulvia HF, Simca 1000 Rally1 e Rally2, NSU 1000 TT, Uno Turbo, Clio, Alfasud, BMW M3…

Con loro le sportive moderne che fanno spettacolo, come le NASCAR ad esempio, le Sport, le Formula, i Monomarca. Il tutto condito dalla presenza delle grandi case che oggi, molto più che in passato, cercano ed esibiscono il legame con la loro storia, specie sportiva.

Qualcosa di molto simile al Festival of Speed di Goodwood, con un po’ di spirito della Fiera di Auto d’Epoca di Padova, più che di un tradizionale Salone Auto, con cui Bologna non potrà mai competere.Sportive, rombi, campioni, esibizioni spericolate, memorie del passato accanto al mondo dei motori di oggi. Goodwood è diventato negli anni un evento memorabile che richiama centinaia di migliaia di visitatori appassionati.

Bologna non può competere con i grandi spazi, la pista, il fascino di campagna della tenuta di Lord March, ma è il polo della terra dei motori dei mitici marchi sportivi italiani ed ha dalla sua la fama storica di festa del motorismo, soprattutto sportivo. Sarà in questa direzione che andrà il Motor Show 2015, una Goodwood in salsa bolognese? Me lo auguro, ci sarebbe di che divertirsi e credo che solo in questo modo il Motor Show possa tornare ad avere la fama straordinaria che fa parte della sua storia.

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