Lancia... e se diventasse giapponese?

E se fosse un costruttore giapponese ad offrire una nuova opportunità al bistrattato marchio italiano?

Lancia Ypsilon Elefantino 2013

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Anche quando il tema accende un particolare interesse nei lettori de "L'opinione", pur leggendo con attenzione le osservazioni che mi vengono inviate, non torno di solito sull'argomento. Questa farò invece un'eccezione perché tra i tanti commenti che il tema del futuro Lancia ha scatenato, uno in particolare per la sua documentata, approfondita e appassionata analisi e per l'originalità dell'idea, mi ha colpito.

Il titolare di una società d'informatica, forte di un passato con incarichi di rilievo in Magneti Marelli, propone un'ipotesi di futuro Lancia altrettanto provocatoria quanto la vendita a Volkswagen. Il discorso ruota in sostanza su una possibile joint venture tra Fiat Chrysler e Suzuki sul marchio Lancia, con proprietà paritetica al 50%.

Perché Suzuki? Perché al costruttore giapponese farebbe comodo entrare con un marchio premium in segmenti e mercati nei quali oggi è assente o marginale. Il matrimonio Suzuki/Lancia si baserebbe sull'utilizzo di piattaforme e tecnologie FCA per i segmenti più alti, Suzuki per quelli compatti.

Suzuki è attiva in Asia-Pacifica e in ambito Emea con vetture di fascia bassa e SUV compatti. Lancia potrebbe diventare il suo premium brand di fascia medio/alta (come Lexus per Toyota osserva il nostro lettore) anche per la penetrazione in mercati in cui oggi Lancia non è presente.

Le piccole Swift e Ypsilon della prossima generazione potrebbero nascere da piattaforma comune, un SUV compatto a marchio Lancia potrebbe affiancare la S-Cross, la Kizashi potrebbe sparire ed essere sostituita da una grande Lancia basata sulla piattaforma CUSW, più economica perché di alti volumi.

Suzuki - che nel 2013 ha prodotto 1.542.047 veicoli ed è al n.15 della classifica dei marchi globali - vende in Europa al momento poco più di 150.000 pezzi l'anno, il doppio di Lancia che però deve le sue 75.000 unità per l'80% al solo mercato italiano.

Il costruttore giapponese ha appena abbandonato il mercato americano, da cui Lancia è comunque assente. Interessante ipotesi, con un'accurata definizione di stile e immagine potrebbe funzionare.

Così come peraltro, con capacità di penetrazione anche superiore e singolari reminiscenze tecniche che risalgono al motore Boxer di Flavia e Gamma, potrebbe funzionare un marchio Lancia affidato a Subaru.

Ventisettesimo produttore mondiale, con 765.475 veicoli prodotti nel 2013, Subaru è stato il vero vincitore del mercato americano dello scorso anno, piazzando in USA quasi metà della sua produzione globale, mentre in Europa ha totalizzato solo 38.660 veicoli.

Anche al costruttore giapponese, i cui prodotti sono berline, crossover e SUV di fascia compatta e media, farebbe comodo un premium brand da spendere anche sul mercato americano ed una presenza europea più incisiva con una gamma non più solo economica.

Lancia con gli occhi a mandorla dunque, una nobile torinese in oriente per conquistare nuova fama e mercati? Possibile, ma difficile, più che altro perché in questo momento FCA è in altre faccende "affaccendata" e il ruolo di Lancia o la sua cessione sono nei gradini più bassi della sua scala di priorità.

Probabilmente la soluzione migliore, ma su tempi medio/lunghi, sarebbe quella di un matrimonio "ideale" tra FCA e JLR, già proprio tra l'italo americana Fiat/Chrysler, con la sua filosofia "premium" da sviluppare su tutti i marchi, da Fiat a Maserati, e l'anglo-indiana Jaguar Land Rover, dal 2008 acquisita da Tata Motors, che realizza ormai oltre l'80% dei suoi brillanti risultati, sia in termini di vendite che soprattutto di profitti, dai due marchi premium.

JLR è cresciuta del 15% nel 2013 (346.000 unità vendute) con Land Rover, mentre Jaguar addirittura del 42% e 80.000 unità. Evidenti le possibili sinergie ed economie, in particolare tra Jeep e Land Rover da un lato e Jaguar, Maserati, Alfa Romeo dall'altro, sia nello sviluppo di piattaforme comuni che di motori oltre alla presenza su mercati premium in forte crescita.

Sembra davvero un matrimonio ideale e in quell'ambito ecco che avere un marchio premium come Lancia, a costi marginali risibili e di facile diversificazione su piattaforme comuni, torna di nuovo una ghiotta opportunità.

In effetti ad FCA manca proprio l'ultima declinazione d'immagine dell'offerta premium - quella del lusso, raffinatezza, gusto, distintività, eccellenza tecnica e stilistica, qualcosa che si confronta con Mercedes e Audi più che con BMW per intenderci - accanto al lusso sportivo di Maserati ed al "cuore sportivo" di Alfa Romeo.

Manca proprio "il lusso e basta", che è indiscutibilmente nel DNA del marchio nobile torinese, e le sinergie di un'alleanza FCA - JLR metterebbero su un piatto d'argento il ritorno di Lancia nel lusso.

Abbiamo analizzato tutti i possibili prossimi scenari per Lancia, speriamo solo che uno di essi possa concretizzarsi e spazzare via un futuro fatto di "solo Ypsilon, solo Italia" che fa sanguinare il cuore, non solo dei lancisti.

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di Fabrizio Brunetti | 19 febbraio 2014

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