Fiat-Chrysler, ora fusione e nuovi prodotti

Il sogno, ambizioso e irto di difficoltà, diventa realtà: Fiat/Chrysler è il settimo gruppo mondiale dell'auto con grandi ambizioni.

A sorpresa, o forse no, a cavallo dell'inizio del 2014, l'annuncio "storico" del completamento dell'acquisizione di Chrysler da parte di Fiat.

Quattro anni dopo quella mossa azzardata e circondata da un ampio scetticismo, il matrimonio tra l'agonizzante Chrysler e la "piccola" Fiat di Marchionne, appena tornata in salute dopo aver rischiato a sua volta il fallimento, il disegno audace diventa realtà per un importo complessivo di 4,35 miliardi di dollari.

Meno dei 5 miliardi su cui puntava Veba, il sindacato americano detentore del restante 41,5%, appena più dei 4,15 miliardi che erano la valutazione della perizia redatta in base all'ipotesi di un'offerta pubblica. Ma l''impatto diretto per Fiat sarà molto inferiore, 3,65 mld di cui solo 1,75 in contanti e 1,9 come dividendo straordinario (di Chrysler).

Questo significa che non è necessario un aumento di capitale, niente indebitamento e ricorso a mezzi propri, una brillante strategia finanziaria che infatti è stata subito premiata dai mercati che, con una performance del 16% di crescita del titolo nel primo giorno di contrattazione, hanno manifestato la fiducia degli investitori nella capacità di Fiat di sostenere l'impegno.

I restanti 700 milioni verranno versati a Veba da Chrysler in quattro ratei annuali, la prima utilizzando la liquidità attualmente disponibile (oltre 10 mld di dollari). Inoltre Uaw, l'unione dei sindacati americani dell'auto, si impegna "a sostenere le attività industriali di Chrysler group e l'ulteriore sviluppo dell'alleanza Fiat-Chrysler".

In pratica significa che il sindacato americano è disposto ad adottare le "best practices" in utilizzo negli impianti Fiat in qualsiasi parte del mondo al posto di quelle utilizzate negli Stati Uniti, se più efficaci.

Che differenza tra il pragmatismo positivo del sindacato americano e i riti stantii e lontani dalla realtà delle nostre anziane, affaticate organizzazioni sindacali dell'auto che tanta fatica fanno a leggere i fenomeni globali dei mercati finanziari e del lavoro e a gestirne il cambiamento.

Dunque la nave partita quattro anni fa, arriva in porto, attraverso le tappe che ne hanno segnato l'avvicinamento dall'acquisizione del 20% del 2009, attraverso un prestito di 7,6 mld di dollari concesso dal governo americano a tassi di mercato e restituito a maggio 2011, il 53,5% nel luglio dello stesso anno, il 58,5% esattamente due anni fa, nel gennaio 2012.

Operazione brillante, si storica non è azzardato definirla, che fa del gruppo il settimo produttore mondiale con 4,4 milioni di veicoli prodotti nel 2013, 88 mld di ricavi, 215.000 dipendenti.

Ora, stappato il Prosecco italiano, che Marchionne preferisce allo Champagne francese, è il momento di concretizzare le mosse che dipendevano direttamente dall'esito dell'acquisizione. E' lecito aspettarsi entro l'anno la definitiva fusione tra le due anime, Fiat e Chrysler e con essa la definizione delle sedi della guida del gruppo.

Per CNH/Iveco la base legale è in Olanda, già sede legale di CNH che è la parte più forte del gruppo, quella fiscale in Gran Bretagna che offre condizioni migliori e tassazione semplice.

Per Fiat/Chrysler l'accesso ai mercati finanziari è strategico e quindi una sede, finanziaria, americana sembra la scelta più razionale per un gruppo globale. Ma non è detto e comunque, come per CNH, le sedi potrebbero essere due o più.

L'altro aspetto è che la soluzione finanziaria "leggera" conseguita per l'acquisizione, lascia la capacità di finanziare gli investimenti su marchi e prodotti, anzitutto per la rifondazione promessa di Alfa Romeo e in generale per sostenere la trasformazione della gamma prodotti del gruppo da generalista a premium.

Questo era il rischio maggiore, che Fiat rimanesse a casse vuote per finanziare il completamento dell'acquisizione e pregiudicasse così la capacità di crescere e sostenere il confronto con i colossi che la precedono nella classifica dei produttori di auto, Toyota, Volkswagen, GM, Ford, Hyundai, Nissan/Renault.

Il nuovo piano prodotto annunciato per aprile ha ora una credibilità e fattibilità molto maggiore ed è attesa con grande interesse dagli analisti e dai competitori.

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di Fabrizio Brunetti | 03 gennaio 2014

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