Fiat, Mirafiori diventa polo premium

Un altro passo importante nella strategia premium "made in Italy". Cassino sarà il polo premium delle medie e compatte?

Maserati Kubang: prime immagini ufficiali del suv

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Secondo il Wall Street Journal quello di Fiat è un grave erroreGli altri costruttori come PSA, Opel (GM) e Ford Europe cercano di dimezzare la produzione a fronte del crollo del mercato europeo e per farlo chiudono gli impianti.

Volkswagen non lo fa, ma solo perché, con lungimiranza, nel decennio scorso ha distribuito i suoi impianti di produzione di massa nei mercati emergenti, Brasile, Messico, Cina in particolare, dove VW Group ha nove stabilimenti (che diventeranno quattordici).

Ebbene Fiat non solo non chiude ma decide di investire un miliardo di euro sulla ristrutturazione di Mirafiori, perché anziché produrre le piccole Alfa Romeo Mito, ultimo residuo delle produzioni popolari torinesi, diventi atelier del "made in Italy" dell'alto di gamma dei marchi Maserati e Alfa Romeo.

Da fabbrica di piccole vetture di massa, con margini bassi o inesistenti, a tempio dell'eccellenza italiana, destinato a produrre prestigio e margini almeno doppi rispetto alle gamme attuali (obiettivo minimo 8%). Una scommessa manageriale audace.

Dunque, in occasione dell'incontro con i sindacati firmatari del contratto, Marchionne ha scritto una lucida e appassionata lettera "a tutte le persone dello stabilimento di Mirafiori", nella quale, attraverso una puntigliosa descrizione delle tappe di questa strategia dell'audacia, in una situazione dell'automotive mai così grave, conferma la necessità di "prendere decisioni coraggiose, nonostante la prudenza e la razionalità suggeriscano di aspettare".

Pomigliano, Grugliasco, Melfi, Sevel di Atessa e ora Mirafiori, le tappe di questa prosecuzione "nel programma di investimenti in Italia, malgrado le precarie condizioni del cointesto economico e politico in cui ci troviamo ad operare".

Al via dunque il maxi investimento per Mirafiori, da cui usciranno il SUV Maserati Levante e un altro modello. In realtà non sarà solo un altro modello; più probabilmente due, entrambi a marchio Alfa Romeo, l'ammiraglia versione Alfa della Ghibli e un SUV del Biscione, e magari, se l'accoglienza di mercato sarà quella attesa, anche altri con altri marchi del gruppo (leggi Lancia).

Perché la Mirafiori atelier del lusso avrà una capacità di 300.000 pezzi l'anno e quindi è evidente che non basterà il Levante a saturare lo storico impianto torinese.

Bene, ma tutto sommato la decisione per Mirafiori, nonostante le manifestate difficoltà a lavorare in Italia, era attesa, se non scontata. Ora si apre invece l'attesa per la seconda fase della strategia premium, assai meno scontata nell'esito, quella che riguarda le compatte e medie previste nel piano Alfa Romeo.

L'impianto candidato nella prosecuzione della logica "il prodotto premium si fa in Italia perché l'eccellenza del made in Italy è un valore aggiunto che compensa i maggiori costi di produzione" rispetto ad esempio all'alternativa  di produrre Giulia e Giulietta negli USA, o la Mito in Serbia o in Polonia, è quello di Cassino che resterà orfano della Bravo, ancora senza eredi, e della Delta nel caso la prossima generazione sia direttamente importata dagli Stati Uniti da produzione Chrysler.

Dunque la prospettata produzione tutta italiana di Alfa Romeo sarà confermata a Cassino? Bell'interrogativo, al momento pieno d'incertezze. Nel gioco dei possibili modelli basati sulla flessibile piattaforma C/wide, che oggi ha Dodge Dart, Fiat Viaggio e Giulietta nasceranno le compatte e medie del gruppo di nuova generazione (Chrysler, Alfa Romeo, Lancia, Fiat).

Dove nasceranno è ancora solo nel campo delle ipotesi e sarà influenzato dagli andamenti dei mercati, dalla presenza o meno di conflittualità e complessità del lavoro in Italia, dal completamento dell'acquisizione di Chrysler, da altre eventuali partnership o acquisizioni importanti che si dovessero concretizzare. Al momento mi sentirei di stimare al 50% la possibilità che sia Cassino il polo delle compatte e medie del gruppo.

In definitiva sarà la capacità di affermare prodotti premium del gruppo anche nei segmenti compatti e medi a consentire o meno di compensare il maggior costo di produzione con margini più alti, che derivino dal riconoscimento della qualità, della personalità e del prestigio dei prodotti.

Ancora una volta, come nel caso di 500 e Panda, sarà la capacità di progettare e realizzare modelli distintivi e di forte immagine che renderà più o meno influente il loro costo di produzione. La scommessa Cassino, se si concretizzerà, sarà molto più audace della "rivoluzione Mirafiori".

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di Fabrizio Brunetti | 06 settembre 2013

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