Fiat: la 500 torna a casa... in Polonia

La prossima generazione della fortunata piccola di tendenza tornerà ad essere prodotta in Polonia anche per il resto del mondo.

FIAT 500

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Sembra una notizia, tra le tante, di organizzazione aziendale, ma è qualcosa di più. L'annuncio che la produzione della seconda generazione della Fiat 500 sarà unificata per tutti i mercati nell'impianto polacco di Tychy è un tassello importante della strategia annunciata del gruppo Fiat/Chrysler per il prossimo quadriennio.

La Fiat 500 tornerà ad essere podotta, per tutti i mercati mondiali, in Polonia, perché non si può ripetere con la generazione successiva il laborioso e costoso lavoro di differenziazione necessario per affermare la piccola Fiat al di là dell'Atlantico. 

Con l'attuale generazione, per la quale non era proprio stato immaginato uno sbocco negli Usa e altri mercati oltre quello europeo, è stato necessario modificare scocca, cambio (automatico tradizionale in luogo dell'elettroattuato europeo) e un'infinità di altri particolari, meccanici, estetici e di allestimento che hanno fatto lievitare i costi e impedito di unificare molte componenti.

>> Guarda le immagini ufficiali della Fiat 500 2013

Per la produzione della 500 USA sono attualmente utilizzati gli impianti messicani di Chrysler, a Toluca, che producono anche Dodge Journey e Fiat Freemont per l'Europa, ma questo, nell'attuale fase di grande sviluppo dei quattro brand americani del gruppo ha impedito a Chrysler di sostenere con efficacia la crescita della domanda. Oggi Chrysler ha una capacità produttiva insufficiente e avrebbe bisogno degli impianti messicani, anche per sostenere il piano delle nuove generazioni di prodotti che verranno lanciati nel prossimo triennio.

Quindi la nuova 500 tornerà, unificata e già in linea con le severe norme americane, ad essere prodotta unicamente a Tichy, nel moderno impianto polacco che ha dimostrato di avere qualità costruttiva, bassa conflittualità, costo del lavoro competitivo anche con gli impianti americani e che ha ancora ampi margini di capacità produttiva. Un altro tassello della localizzazione strategica degli impianti, tutti unificati per prodotto a livello globale, nell'ottica dei premium brand, cardine della Fiat/Chrysler prossima ventura. 

Dunque le appena inaugurate Officine Maserati di Grugliasco, la futura Mirafiori per l'ammiraglia Alfa Romeo, la nuova Mito e il crossover di lusso Maserati Levante. Ancora Alfa Romeo, Giulietta e Giulia, per Cassino, con la variabile Chrysler 100/Lancia Delta, i SUV compatti 500X e crossover Jeep per Melfi, la gamma Panda a Pomigliano. A Modena restano le sportive Maserati e l'Alfa Romeo 4C, a Maranello le Ferrari.

La Ypsilon resta a Tychy per il momento, mentre è ancora in discussione se l'impianto della Giulia e Giulietta produrranno eredi di Bravo (difficile) e Lancia Delta/Chrysler 100. Le localizzazioni produttive sono per lo più definite, ma restano le variabili Lancia oltre la Ypsilon, gli eventuali prodotti non premium del marchio Fiat che al momento hanno scarse speranze di vedere la luce, e la localizzazione del futuro brand low cost, naturalmente in un paese che abbia bassi costi di produzione e salariali.

Sembra che per Lancia possa esserci un parziale ripensamento rispetto alla preventivata cancellazione, sia pure solo sui mercati europei ed escludendo investimenti per farne un premium brand mondiale, come Maserati e Alfa Romeo. Se il mercato europeo dovesse dare segni di ripresa, si riarticolerebbe una nuova gamma, con una media a due e tre volumi su base Alfa Romeo (prodotta in Italia) dopo che il mercato ha mostrato di non gradire le "americanate" stile Flavia Cabrio e Thema.

Fiat - come Volkswagen e Nissan che sta per rispolverare Datsun - si appresta a fondare il suo marchio low cost (probabilmente Innocenti), mirando a ripetere l'inatteso e sorprendente successo di Dacia, che realizza  utili di un certo rilievo anche con prodotti low cost. In questo caso la localizzazione, in termini, di costi, organizzazione, logistica e servizi, sarà fondamentale per l'affermazione o il fallimento del progetto, dato che i costi saranno uno snodo fondamentale.

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di Fabrizio Brunetti | 01 marzo 2013

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