Vacanze low cost in auto: risparmio e divertimento

Come fare vacanze low cost in auto: idee per andare in ferie senza spendere cifre enormi, dal carrello-tenda alla tenda da tetto.

Vacanze low cost in auto: risparmio e divertimento

di Francesco Giorgi

03 luglio 2012

Come fare vacanze low cost in auto: idee per andare in ferie senza spendere cifre enormi, dal carrello-tenda alla tenda da tetto.

Vacanze low cost in auto

Le vacanze estive si avvicinano, la sospirata sosta che permette di ricaricare le pile e staccare per qualche giorno la mente dalle questioni quotidiane. E se la congiuntura economica costringe a fare attenzione alle spese, ecco che la soluzione può essere una vacanza low cost con l’auto.

Un’idea che permette di conciliare la voglia di viaggio con le esigenze del portafoglio, senza rinunciare al divertimento magari in mezzo alla natura. A patto, è chiaro, di possedere un minimo spirito di adattamento.

Un metodo classico è la tenda, che molti utilizzano o hanno già utilizzato in gioventù. Mobile, sul carrello tenda, oppure fissa sul tetto, permette una certa libertà ed economicità di impiego.

Ecco una guida che illustra tutti i tipi di vacanza “low cost” in auto, con i consigli per la scelta, le normative da seguire  e – nel caso del gancio traino – di omologazione.

Tenda da tetto: dormire a due metri da terra

Più costose delle tende da terreno, le tende da sistemare sul tetto dell’auto sono state introdotte negli anni 60 da Air Camping e, negli anni, hanno permesso a generazioni di campeggiatori e fuoristradisti (vengono utilizzate dagli appassionati di escursioni in 4×4) di apprezzare i viaggi all’avventura e con una certa libertà e comodità.

Evitano, infatti, il contatto col terreno (niente umidità e freddo, buche e sassi coi quali avere a che fare) e con… animali indesiderati. Mantengono invariato lo spazio interno della vettura (a tutto vantaggio della sistemazione dei bagagli) e, per questo, possono essere integrate per il riposo notturno con materassi in spugna più spessi – e comodi! – dei sottili materassini da sacco a pelo.

Ce ne sono di diversi tipi: con movimento di apertura-chiusura “a libro”, un po’ più leggere, in termini di peso, o “a guscio”, tipo Maggiolina, dove la struttura superiore in vetroresina le rende impermeabili e più resistenti al vento, anche se occorre fare i conti con le “pareti” laterali in tessuto.

In questi giorni, una novità arriva da San Diego (California), dove ha sede Ursa Minor, azienda di allestimento 4×4 in camper. La nuova soluzione si chiama “Pop-Top“. Una volta aperta, è simile nell’aspetto alle più celebri tende da tetto ed è dedicata ai possessori di Jeep Wrangler (per inciso, uno dei veicoli-simbolo che incarnano lo spirito open-air), nella versione a cinque porte.

Una certa attenzione, tuttavia, va posta alle condizioni di guida. La tenda da tetto pesa diverse decine di kg, dunque il baricentro dell’auto si alza. Bisogna stare attenti, quindi, a non esagerare con il rollio in curva. In poche parole, occhio ai tornanti!

In alternativa, per due persone la tenda da tetto può essere costruita con il fai-da-te. Bastano una tenda a due strati e uno o due pianali di legno (se sono due, devono essere richiudibili con due cerniere); al momento della sosta, il tutto va fissato al portatutto dell’auto (sul quale saranno state sistemate delle barre trasversali, per sopportare il peso di due persone), e il gioco è fatto. Con un minimo di creatività (e di spirito di adattamento!) si può disporre di una tenda da tetto il cui costo è senz’altro inferiore a quello dei modelli “ufficiali”. I gusti, dunque, sono personali.

Carrello tenda: pratico e rapido, ma più caro

Nel caso che si desideri viaggiare senza problemi di stivaggio bagagli e con il piacere di dormire in tenda, un buon compromesso è rappresentato dal carrello tenda: “qualcosa di più” rispetto a una tenda da tetto o da terreno, e “qualcosa di meno” rispetto alla roulotte (con vantaggi in termini di peso, omologazione, assicurazione, consumi e usura del motore).

Anche qui, le proposte in commercio variano a seconda dei gusti e delle esigenze personali: da uno due, quattro, sei posti; con o senza verandina. I prezzi partono da poche centinaia di euro per i modelli usati e un po’ più datati, che i neofiti possono tenere in considerazione per poi passare a un modello più recente non appena acquisita un minimo di pratica. Se invece si preferisce un modello nuovo, con tutti i comfort del caso, la spesa da preventivare è nell’ordine di qualche migliaio di euro.

In genere, rispetto alle tende da terreno offrono diversi accessori in più, e la possibilità di provvedere al montaggio dei soli ambienti dei quali si ha davvero bisogno al momento.

Lo schema-base del carrello tenda si compone di una zona notte, ad allestimento rapido (con azionamento automatico o semiautomatico) che non necessita di pali né di picchetti; di un vano soggiorno, collegato alla zona notte che, con dei paletti appositi, può essere integrato con una verandina.

Quanto agli optional, anche qui la scelta è ampia: dal vano cucina da integrare al vano di ingresso del carrello, a una “stanza” per gli ospiti (da aggiungere alla veranda), a una bagagliera supplementare, cuccette aggiuntive o il sistema di ribaltamento laterale del carrello per diminuire gli ingombri di rimessaggio.

Cosa dice il Codice della Strada

Tenda da tetto

Chi volesse partire per le vacanze estive con la tenda da tetto nuova di zecca, deve osservare le norme del Codice della Strada relative al trasporto di carichi sul tetto della vettura.

Il buon senso costituisce una corretta base di partenza: la guida non deve mai essere “eccessiva”, in special modo sulle strade di montagna o con molte curve (per il discorso sul baricentro più alto del quale si è già fatto cenno); inoltre, uno stile di guida “tranquillo”, oltre a essere positivo per l’umore di conducente e passeggeri – si va in vacanza, le preoccupazioni vanno lasciate a casa! – è benefico anche per i consumi.

In ogni caso, chi monta una tenda da tetto è soggetto alle prescrizioni dell’art. 164 del Codice della Strada.

Il carico sul tetto degli autoveicoli va sistemato in modo da evitare la caduta o la dispersione del carico stesso, non deve limitare la visuale né i movimenti di manovra al conducente, non deve compromettere la stabilità di guida, e non deve mascherare fari anteriori, fanali posteriori, “frecce” né targhe.

Il carico non può sporgere, in senso longitudinale, dalla parte anteriore del veicolo; se costituito da oggetti indivisibili, può sporgere dalla parte posteriore, fino a 3/10 della lunghezza del veicolo stesso; la sporgenza va segnalata con uno o duepannelli quadrangolari a materiale retroriflettente, sistemati all’estremità della sporgenza.

La violazione di queste norme, oltre che pericolosa, comporta una sanzione salata: la multa va da 80 a 318 euro.

Carrello tenda

Non si può parlare di carrello tenda senza affrontare un minimo di normative. Il Codice della Strada (art. 142, 3. comma) impone un limite massimo di velocità per il complesso autovettura-carrello di 70 km/h nelle strade extraurbane e 80 km/h in autostrada (questi limiti vanno indicati, con gli adesivi, nella parte posteriore del rimorchio). La sanzione è salata: prevede, infatti, il raddoppio della multa o, nei casi più gravi, della sospensione della patente.

Per circolare con il carrello tenda basta la patente B, dato che in genere il complesso vettura-carrello non supera i 35 quintali e la massa del carrello non supera quella dell’auto.

Il discorso va poi allargato alla necessità di disporre di uno spazio nel quale riporlo quando non lo si usa (il box, o almeno un posto auto privato grande abbastanza, è “quasi” obbligatorio!) e, soprattutto, dell’omologazione. 

Gancio traino

Resta da risolvere una questione, peraltro non indifferente e necessaria per l’uso del carrello tenda: il gancio traino. Chi lo avesse già montato alla propria vettura, non avrà questo problema. Ma per quanti lo volessero montare (teniamo presente che i prezzi variano a seconda del veicolo: auto, più economici, o camper; e ancora: se sono nuovi o usati; di più: “fissi” o “estraibili”, sui 170-180 euro, nuovi o usati; più 110-120 euro per il montaggio, che non può essere effettuato come “fai-da-te” ma occorre un’officina specializzata che redigerà la dichiarazione obbligatoria. 

Infatti, è bene sapere che tutti i ganci traino (Codice della Strada, art. 78) devono superare il collaudo (condizione obbligatoria per l’omologazione): ovvero, superamento di ispezione e prova presso la Motorizzazione civile e aggiornamento del “libretto” di circolazione.

L’automobilista, una volta fattosi montare il gancio traino alla propria auto da un’officina specializzata (che redige una dichiarazione di montaggio a regola d’arte e secondo le indicazioni del costruttore del gancio) deve presentare in Motorizzazione domanda di collaudo (modello TT2119), corredata di dichiarazione dell’installatore, documentazione tecnica del gancio traino, fotocopia del “libretto” dell’auto, e due c/c già pagati: 25 euro (bollettino n. 9001 per “tariffa motorizzazione”) ed euro 14,62 (bollettino n. 4028 come “imposta bollo”). Quando il gancio supera il collaudo, l’automobilista riceve un bollino adesivo da mettere sulla carta di circolazione.

Se l’autoveicolo (ai sensi della normativa europea 2001/116/CE) è dotato all’origine della predisposizione per il gancio traino, sarà sufficiente, una volta acquistato il gancio previsto dalla Casa auto, presentarsi in Motorizzazione con la dichiarazione di montaggio del dispositivo a regola d’arte, ma non si dovrà sostenere il collaudo.

Un ultimo consiglio: prima di partire spensierati per la propria vacanza, una volta montato il gancio traino, è bene contattare la propria assicurazione, perché alcune Compagnie prevedono un leggero aumento del premio (in genere sull’ordine del 5%) in caso di montaggio del gancio.