Mercedes-Benz: tra nuovi modelli e competitività dei mercati

Al NAIAS il numero uno di Daimler-Benz fa il punto su mercato, tecnologie automotive eco friendly e strategie del Gruppo nei segmenti “medium”. Spazio anche al motorsport e al ruolo della Formula E rispetto alla F1.

Mercedes-Benz: tra nuovi modelli e competitività dei mercati

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di Redazione

24 gennaio 2018

Un Dieter Zetsche “a ruota libera” ha tracciato nei giorni scorsi, con la stampa internazionale intervenuta ad una tavola rotonda a margine del Salone di Detroit, un quadro completo degli asset industriali e delle prospettive Daimler-Benz per il futuro a breve-medio termine. L’Amministratore Delegato del gruppo che controlla Mercedes-Benz ha parlato dei temi caldi su cui il marchio si concentrerà nei prossimi anni. Nuove tecnologie di propulsione da introdurre sul mercato, conoscenza degli scenari futuri della mobilità, ottimizzazione delle strategie di partnership esistenti e il motorsport che contemplerà sia la Formula 1 sia la Formula E.

Un panorama che andrà ad inserirsi con le normative europee sulla lotta alle emissioni di biossido di carbonio – e quindi con nuovi engineering di motorizzazione – così come con la razionalizzazione delle “famiglie” di prodotto. Importante anche il ruolo dell’alleanza attuata insieme al partner Nissan-Renault-Mitsubishi.

Il meeting con il numero uno di Daimler-Benz e Mercedes, intervenuto alla presentazione della tanto attesa nuova generazione di Classe G, inizia con una presa di posizione su quanto dichiarato al NAIAS dal CEO di FCA Sergio Marchionne in merito alle nuove tecnologie automotive: “credo che Marchionne abbia ragione quando esprime preoccupazione riguardo alle loro effettive potenzialità di commercializzazione nell’immediato. Penso che abbia poco senso impostare nuove strategie di propulsione sulla base di tecnologie fini a se stesse ” ha esordito così il vulcanico CEO di Daimler, che poi ha continuato: “ogni dirigente sa bene che, per ottenere un positivo riscontro dai mercati, occorre procedere con un certo equilibrio nelle strategie di engineering. La difficoltà più evidente sta proprio qui: scegliere il momento giusto per decidere quando, effettivamente, intraprendere un nuovo percorso tecnologico”.

Alcune cifre che aiutano meglio a comprendere, dal punto di vista pratico, il pensiero di Dieter Zetsche: dagli otto miliardi di euro stanziati nel 2011 per ricerca e sviluppo e capitale, “oggi siamo a quattordici. Ma ciò non deve farci riposare sugli allori: occorre mantenere la massima attenzione nell’operare le scelte migliori”.

Scelte di segmento: sì alle compatte

A proposito di questo: da più parti si indicano, relativamente ai segmenti di maggiore successo anche per i prossimi anni, modelli compatti da affiancare ai sempre più presenti SUV. Ciò vale sia in Europa sia in altri mercati, in cui si osserva con attenzione anche l’evolversi del mercato SUV. Daimler-Benz, pioniere fra le “nuove compatte” già a fine 1997 con il debutto della prima generazione di Classe A (W168), vede Zetsche puntare i riflettori proprio sui modelli di medie dimensioni, a discapito dei segmenti superiori: “attualmente, il layout MFA si articola su sei varianti – ha commentato Zetschenon avrebbe senso pensare ad una sua razionalizzazione, pensiamo piuttosto ad ampliarla fino a nove versioni di carrozzeria”. Questo potrebbe valere anche per i “baby-SUV” quali GLA (qui la nostra prova su strada) e GLB: “dalla nuova Classe A prenderanno forma nuovi modelli”, ha annuncia il massimo dirigente Daimler, facendo chiaramente comprendere come la nuova piattaforma modulare MFA2 sulla quale verrà allestita la imminente Classe A 2019 attesa al Salone di Ginevra il prossimo marzo sarà capofila di una nuova gamma di modelli compatti.

Nuove propulsioni: non c’è solo l’elettrico                                                 

“È chiaro che l’inquinamento andrà ridotto –  Zetsche ha così introdotto il nuovo capitolo dell’incontro, dedicato alla delicata questione dei nuovi sistemi di propulsioneLa sfida che attende i big player automotive riguarda l’approccio alle alimentazioni ‘green’”.

In questo senso, la filosofia di Zetsche sottende molti punti di partenza verso l’obiettivo finale del taglio alle emissioni. Non c’è soltanto la propulsione 100% elettrica: “le auto elettriche non rappresentano che una parte delle soluzioni efficaci per arrivare alla diminuzione delle emissioni di CO2. Peraltro, si tratta di un percorso che lascia aperte molte altre questioni: da quelle etiche, ovvero l’estrazione delle materie prime per le batterie, a quelle sull’effettivo utilizzo dei veicoli a zero emissioni, per via della necessaria capillare diffusione delle reti di infrastrutture per la ricarica; e quelle ambientali, collegate alle modalità di nuovo impiego delle batterie, per le quali in ogni caso possediamo una nostra strategia”.

Ormai, del resto, l’obiettivo dei 95 g/km di emissioni di CO2 imposti da Bruxelles al 2021 sono dietro l’angolo, i programmi tecnologici in tal senso vengono scritti a caratteri cubitali fra i progetti tecnologici dei grandi Gruppi auto. Daimler compreso, che come altri si troverà presto a dover far fronte ad un settore tecnologico via via più “affollato” di nuovi competitor, stante la maggiore semplicità di produzione dei motori elettrici in rapporto a quelli “tradizionali” a combustione interna: “la tecnologia del motore 100% elettrico aumenterà le possibilità di ingresso nella filiera automotive per molte realtà, non ultime le aziende cinesi”.

Asia come nuova sponda automotive

Proprio la “Terra di Mezzo”, indica Dieter Zetsche, rappresenta da tempo uno dei nuovi mercati di riferimento per i colossi automotive. Il Gruppo Daimler-Benz è, dall’inizio del 2010, partner della alliance con Renault, Nissan e Mitsubishi: questa partnership – inizialmente limitata a tre progetti relativi ai mercati europei – si è via via estesa  anche nel continente americano e in Asia, “pur nel mantenimento di indipendenza reciproca: in questo modo si amplificano i successi individuali”, ha spiegato Zetsche.

“La Cina vive una fase di fortissima espansione, è del tutto possibile che già nel 2018 l’intera Asia possa assumere un ruolo di nostro mercato principale”. Ciò è vero, ha anticipato Zetsche, non soltanto riguardo alla “semplice” produzione di autoveicoli, quanto anche relativamente alle crescenti tecnologie di interfaccia fra utente e veicolo: “potranno risultarne avvantaggiati i colossi della tecnologia, come Apple, Google ed Amazon. Anche se non dovessero produrre autoveicoli, il loro ruolo nel mercato è fuori discussione, così come il loro ruolo di competitor nei nostri confronti sulla base della sempre maggiore digitalizzazione dei prodotti e servizi per gli automobilisti”.

Motorsport: nessun conflitto d’interessi tra F1 e Formula E

La discussione, in ultima analisi, si è spostata su una rapida battuta relativa al futuro del Gruppo nel “dopo Zetsche” (il cui contratto scadrà a fine 2019, poco dopo quello di Marchionne alla guida di FCA: “non possediamo la sfera di cristallo, non sono in grado di prevedere come e se lo scenario potrebbe cambiare: staremo a vedere”), e sul settore delle competizioni, nel quale Daimler-Benz ha da tempo assunto un ruolo di primissimo piano: GT, Turismo e F1 soprattutto; ma anche Formula E, la arrembante serie FIA animata dalle monoposto elettriche al centro di una ampia “calata in forze” di alcuni dei primi attori dell’industria automobilistica. Compresa Mercedes, che l’estate scorsa aveva annunciato il suo debutto in Formula E a partire dalla stagione agonistica 2019-2020 (a discapito, peraltro, del DTM). Per il futuro, Daimler sceglierà la “serie elettrica” o resterà in F1? “Se siamo in Formula 1, è perché intendiamo restarci. Il ruolo della Formula E rappresenta, per ora, un complemento alla massima Formula, non rientra nei nostri piani farne un’alternativa vera e propria. Se mai, siamo dell’avviso che si possa contribuire ad identificarne le peculiarità competitive”.