Alfa Romeo, 100 anni di creatività in mostra

Alla Triennale di Milano la mostra “Il Segno Alfa” ripercorre un secolo di vicende italiane attraverso il marchio del biscione. L’ingresso è gratuito

Alfa Romeo, 100 anni di creatività in mostra

di Stefano Panzeri

15 settembre 2010

Alla Triennale di Milano la mostra “Il Segno Alfa” ripercorre un secolo di vicende italiane attraverso il marchio del biscione. L’ingresso è gratuito

“L’Alfa è quello che tutti hanno sognato, e che molti hanno posseduto”. Le auto del marchio di Arese hanno lasciato un segno indelebile non soltanto nella storia industriale e tecnologica, ma anche nell’immaginario italiano. Un immaginario nutrito da sogni di vita moderna, di sfida, di velocità e di piacere di guida che hanno tracciato profonde radici nella quotidianità con la presenza di oggetti che uniscono eleganza e utilità, raffinatezza e praticità, innovazione e prestazione. Per celebrare l’impronta del “Biscione” nella civiltà nazionale, la Triennale di Milano dal 23 settembre allestisce in occasione del centenario della fondazione della casa automobilistica la mostra “Il Segno Alfa”.

La rassegna ripercorre le vicende culturali e sociali dell’Italia raccontate con l’esposizione di alcuni dei modelli più significativi dell’Alfa, come la 15 HP Corsa del 1911, la RL SS del 1925, la 8C 2900 B Le Mans del 1938, la 159 Gran Premio Alfetta del 1951 e la Montreal del 1970. Per ogni esemplare è allestita una ambientazione con fotografie, opere d’arte, manifesti pubblicitari, oggetti e documenti contemporanei del modello.[!BANNER]

In mostra sono presenti anche nove video, ciascuno dedicato ai singoli decenni, con scene di film e documentari dove le Alfa Romeo sono protagoniste nel rievocare le atmosfere della vita quotidiana dell’epoca. A rimarcare il legame tra le auto e la storia politica, sociale e culturale del Paese contribuiscono la cronologia composta da Peppino Ortoleva, storico di media e del costume, le pagine del Corriere della Sera con riferimenti a eventi cruciali per il decennio in questione e le musiche composte per l’occasione da Giovanni Albini.