Auto elettrica? Sì, no, forse

Nel corso di MoTechEco i rappresentanti di alcune case automobilistiche si sono dati appuntamento per parlare delle auto a zero emissioni

Durante MoTechEco, il salone europeo dedicato alle nuove tecnologie in campo automobilistico, si è tenuto un convegno dedicato al futuro delle auto a emissioni zero al quale sono intervenuti alcuni rappresentanti di costruttori europei, che hanno anche parlato delle strategie e delle tecnologie per combattere la crisi del settore.

Ha preso subito la parola Giuliana Gasparrini, della direzione per la salvaguardia ambientale del Ministero dell'Ambiente, che si è impegnata nel favorire il supporto di acquisti di automobili a basse o nulle emissioni di CO2, di cui le elettriche fanno la parte del leone. Apertura anche al bio fuel, ma con riserve, visto che spesso la coltivazione di prodotti che lo generano provocano danni all'ambiente.

Ma i costruttori sono intenzionati a puntare sull'auto elettrica? Renault dice di sì, soprattutto quando le nuove tecnologie permetteranno la ricarica completa di una batteria in 20 minuti, nell'attesa che ci siano dei robot che nelle aree di servizio la smontino e ne rimontino una nuova nel giro di 3 minuti.

Su binari leggermente diversi è Ford, intervenuto al convegno con il direttore comunicazione e relazioni esterne Elena Cortesi: "C'è un punto fermo della nostra strategia: vogliamo fare la differenza a condizione che la tecnologia dei motori elettrici sia applicata su larga scala e che i costi siano accessibili. In questo momento abbiamo due progetti nel settore delle emissioni zero: nel Regno Unito con la Focus (pronta nel 2011) e negli Usa con il Transit Connect. Siamo convinti comunque che l'elettrico non sia la soluzione definitiva per il futuro".

Opel, invece, punta molto al fatto che in Italia si dia vita a un progetto di infrastrutture per le emissioni zero, che sia di supporto alle elettriche ad autonomia molto estesa: "Abbiamo creato dei veicoli che possono percorrere anche 550 chilometri, come la Ampera, che sarà commercializzata dalla fine del 2011. Il nostro obiettivo è quello di traghettare i clienti verso l'elettrico ad autonomia estesa".

Chi invece crede molto nell'elettrico è Piaggio che dal 1995 produce una versione del veicolo commerciale Porter a emissioni zero che in Europa è stata venduta in 5.000 unità. "Per noi - dice Liviana Forza, senior vice president marketing strategico dell'azienda di Pontedera - il settore è importantissimo e ci vede innovare anno per anno. Nel 2009, anno horribilis del settore dei veicoli commerciali, noi siamo cresciuti sia in Italia (+5%) sia in Europa, soprattutto grazie all'elettrico".

Un po' diversa la strada di BMW, per cui è opportuno sviluppare tutte le possibilità di alimentazione: "Puntiamo tutto sul miglioramento dell'efficienza dei motori a combustione interna e i risultati si sono visti, con un calo notevole di emissioni" ha detto Gianni Oliosi, direttore comunicazione di BMW Italia. La casa tedesca sta lanciando la X1 ibrida e una serie 7 rinnovata, con un abbattimento del 20% dei consumi. Un occhio, però, anche all'elettrico sorpattutto con le seicento Mini che stanno circolando nel mondo per sperimentare questa propulsione. "Nel 2013mega city vehicle adatto esclusivamente all'uso metropolitano. Nel frattempo non cala la nostra ricerca per lo sviluppo su larga scala del motore a idrogeno".

Il metano è invece la strada percorsa da Fiat, che è leader in Europa: "In Italia se ne vendono tante perché il servizio al cliente è completo" ha detto il direttore dei servizi tecnici, Marcello Fantoni. "Il futuro è però una miscela idrogeno-metano (con il 30% di idrogeno). Se oggi una vettura a metano emette il 20% in meno di CO2, nel futuro diminuirà ancora".

Nel frattempo, Lombardia e Trentino prevedono la costruzione di impianti di rifornimento a idrogeno, che sarà prodotto da fonti rinnovabili in eccesso. L'auto elettrica - è un po' convinzione unanime - farà che sì che cambierà a fondo il mondo dell'automobile, che deve ripensarsi fuori dagli schemi odierni.

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di Andrea Barbieri Carones | 12 febbraio 2010

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