L’Islanda chiama Tesla: Elon Musk prepara un clamoroso sbarco sull’isola?

“Assente” di fatto sul territorio nazionale, Tesla viene invitata ad aprire un centro di assistenza e distribuzione in Islanda. Musk: “Provvederemo”. Ecco perché il progetto potrebbe funzionare.

L’Islanda chiama Tesla: Elon Musk prepara un clamoroso sbarco sull’isola?

Tutto su: Tesla

di Francesco Giorgi

15 maggio 2018

Dall’attenzione ai Bitcoin ad un futuro sempre più eco-friendly, anche riguardo alla quotidiana circolazione di autoveicoli: l’Islanda punta a consolidare il proprio ruolo di nazione leader nelle nuove tecnologie. Seppure riguardo alla criptovaluta – da tempo accolta sul territorio attraverso un ampio progetto relativo al  reperimento di superfici attrezzate idonee all’installazione dei super-server – alcuni pareri siano discordi in merito all’effettiva ecosostenibilità (il notevole consumo dei megacomputer necessari alle operazioni di mining), è del resto nota l’attenzione degli amministratori dell’isola scandinava nei confronti di una “way of life” all’insegna dell’attenzione all’ambiente. Una “vision” peraltro condivisa con altri Paesi del nord Europa – Norvegia, Olanda, Svezia su tutti – attualmente ai primi posti nella vendita di auto elettriche (seppure all’inizio di maggio, sui dati del primo trimestre 2018, la Germania ha per la prima volta scavalcato  la Norvegia relativamente al numero totale di autovetture elettrificate vendute); e che, nel futuro, potrebbe concretizzarsi in un ulteriore processo di sviluppo nella diffusione di veicoli ad emissioni zero.

A confortare questa ipotesi, arriva una notizia che in queste ore sta facendo il giro del Web, e che ha quali protagonisti Elon Musk ed il numero uno dell’Associazione locale per la promozione dell’auto elettrica. In buona sostanza: se l’Islanda punta i propri riflettori su una sempre più ampia diffusione delle auto a zero emissioni, è anche vero che l’offerta di autoveicoli elettrificati (100% elettrici ed ibridi) non è, al momento, adeguata alla domanda. E potrebbe essere Tesla uno dei pilastri sui quali sviluppare un concreto “new deal” dell’auto elettrica nell’isola.

Nel dettaglio, a desiderare un “paradiso europeo” per il marchio californiano è il numero uno della Electric Vehicle Association islandese, Johan Olafsson. Il quale nei giorni scorsi ha contattato Elon Musk in persona, via Twitter (è nota l’importanza che il tycoon dà al social network) chiedendogli esplicitamente l’introduzione di un centro assistenza in Islanda: “Il Paese conta una popolazione di 350.000 abitanti, e un volume di vendite di veicoli elettrici superiore a quelli di Danimarca e Finlandia, dove peraltro Tesla è presente. Da noi, invece, no. Cosa ne pensa di aprire un centro di assistenza e distribuzione in Islanda?” La risposta di Musk non si è fatta attendere: “Procederemo”. La succinta replica del fondatore di Tesla non è “ufficiale”; tuttavia può essere già intesa come un primo impegno rivolto ad una più ampia diffusione delle auto elettriche californiane sul territorio islandese.

Gli elementi per crederlo ci sono: in primo luogo, l’Islanda è, per propria conformazione, ricchissima di fonti di energia biotermiche (e lo dimostrano le principali attrazioni naturali: geyser, vulcani, campi di lava, che rendono l’isola scandinava meta fra le preferite del turismo internazionale “ad indirizzo naturalistico”), tanto da consentire la distribuzione di elettricità in forma pressoché gratuita ai propri abitanti. Una favorevole politica nazionale che si basa su gender equality e su una decisa attenzione verso la mobilità green viene sostenuta dalla premier Katrin Jakobsdottir, numero uno dei Verdi islandesi e alla guida di un Governo nazionale che dialoga pacificamente con le forze di centro-destra, promuove ampi incentivi per i cittadini che decidano di convertirsi ai mezzi di trasporto privati eco friendly (niente imposte sul valore aggiunto né ulteriori “balzelli” al momento dell’acquisto del veicolo; dazi di importazione doganali pari a zero), e favorisce – recente decisione governativa – la diffusione dell’auto elettrica attraverso un ampio progetto di investimento finalizzato all’installazione di un’articolata “rete” di colonnine e stazioni di ricarica. A tutto ciò, fanno eco le cifre snocciolate proprio in questi giorni dai vertici della utility islandese On Power Company, big player nazionale nella fornitura di energia elettrica da fonti rinnovabili, secondo le quali la diffusione di autoveicoli elettrificati (totalmente “zero emission” e ibridi)  ha conosciuto, nell’arco di meno di quattro anni, un “boost” epocale (nel 2014 vennero immatricolati un centinaio di autoveicoli elettrici e ibridi; attualmente ne circolano più di 6.000) e sintomatico dell’interesse dell’amministrazione nazionale e dei suoi abitanti verso la mobilità “green”.

Da qui, viene facile comprendere il potenziale di mercato per Tesla, ad oggi del tutto assente in Islanda “in forma ufficiale”. I modelli Tesla che circolano sulle (poche) strade dell’isola vulcanica da 100.000 km quadri sono, in effetti, frutto di acquisti effettuati in importazione parallela. La maggior parte sono presenti nel comprensorio di Reykjavík – dove risiede gran parte dei circa 350.000 abitanti dell’isola -, dunque (almeno potenzialmente) le distanze percorribili sono proporzionalmente brevi, e adeguate all’autonomia media quotidiana delle auto elettriche. Attraverso un nuovo centro di distribuzione e assistenza, magari arricchito da qualche “hub” per la ricarica ultrarapida, Tesla potrebbe avere in mano una importante carta da giocare. Anche dal punto di vista dell’immagine (nuovi posti di lavoro), essendo l’Islanda un “marchio” mondiale di riferimento per turismo, ecosostenibilità e benessere politico e sociale.

Last but not least, ci sono i progetti di “democratizzazione” dell’auto elettrica sul taccuino delle priorità di Elon Musk, che si affida alla attesissima Model 3 quale concreto veicolo per una diffusione massificata della mobilità a zero emissioni: un progetto sul quale l’imprenditore di origine sudafricana punta con tutte le proprie forze. Al momento, le pre-ordinazioni online ricevute da Tesla superano le 500.000 unità, anche se lo stesso Musk ha nelle scorse settimane riconosciuto che una parte dei possibili nuovi acquirenti ha nel frattempo rinunciato. Ciò non toglie che, per giugno, Elon Musk intende raggiungere il traguardo di 5.000 Tesla Model 3 da produrre a ritmo settimanale, cifra di gran lunga superiore ai 2.000 esemplari contabilizzati all’inizio di aprile.