Biocarburanti? Mica troppo ecologici

L'impiego dei biocarburanti porta davvero a una riduzione di CO2? Dati alla mano, sembra proprio di no

L'eccessivo ricorso ai biocarburanti contribuisce a distruggere le foreste. In altre parole: il rimedio è peggiore del male. La notizia viene dall'agenzia inglese per i carburanti rinnovabili, che cita alcuni dati preoccupanti.

Con ordine: la legge comunitaria impone a tutti gli stati membri di soddisfare almeno il 2% della domanda di energia nazionale tramite l'ausilio dei biocarburanti; un obiettivo intermedio per giungere alla copertura finale del 5,75% della domanda entro il 2010. Nel Regno Unito, le aziende che distribuiscono il carburante devono aggiungere a benzina e gasolio almeno il 3,23% di biocombustibile fino ad arrivare al 13% nel 2020.

Ma le aziende non son tenute a dichiarare da dove provengano questi biocarburanti, con la conseguenza che oggi molte palme (le piante più economiche che forniscono questo materiale) sono sradicate e impiegate a livello industriale.

La conseguenza è come quella del cane che si morde la coda: i biocarburanti sono stati introdotti per ridurre le emissioni di CO2. Ma tagliare gli alberi che li produce porta a un aumento di questo gas anche a causa del processo di lavorazione delle piante, senza contare che spesso si bruciano le foreste per craere nuove piantagioni. Oggi, l'Indonesia che punta molto sulla produzione e la vendita di questi alberi, è il terzo paese al mondo per emissioni di CO2 dopo Usa e Cina. 

Senza contare poi che molti paesi del terzo mondo stanno sottraendo terreno coltivabile a prodotti alimentari a favore di piantagioni di palma da olio e che per produrre un litro di biodiesel occorono fino a 4.000 litri di acqua per irrigazione. E l'acqua, in molti paesi, è un bene preziosissimo. Lo scorso anno, la Esso ha dichiarato la fonte di solo il 6% dei suoi biocarburanti, contro il 27% della BP e il 66% della Shell.

Nel 2009, solo lo 0,5% dei 127 milioni di litri di olio di palma aggiunto a benzina e gasolio venivano da fonti approvate dal Consiglio internazionale dell'olio di palma sostenibile.

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di Andrea Barbieri Carones | 29 gennaio 2010

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