Marchionne: L’auto elettrica si fa negli Usa

Il numero uno di Fiat Marchionne conferma la produzione di vetture elettriche e ibride negli Usa grazie al know-how di Chrysler

Marchionne: L'auto elettrica si fa negli Usa

di Lorenzo Stracquadanio

24 novembre 2009

Il numero uno di Fiat Marchionne conferma la produzione di vetture elettriche e ibride negli Usa grazie al know-how di Chrysler

Gli americani sono molto più avanzati di noi, investono nell’auto elettrica da anni”. Una frase, quella pronunciata dall’AD di Fiat, Sergio Marchionne, che concretizza i timori espressi nei giorni scorsi dai sindacati sulla scelta di privilegiare gli Usa per la produzione di auto elettriche, anziché l’Italia e in particolare Torino.

Il numero uno di Fiat, dopo aver ribadito che la Casa del Lingotto non ha intenzione di cercare altre alleanze in futuro dopo quella con l’americana Chrysler, ha aggiunto che proprio negli Stati Uniti “c’è un gruppo di 25 ingegneri che abbiamo ereditato dalla Chrysler e che sta lavorando sul piano prodotti da anni”.

L’accordo con Chrysler – continua Marchionne – ci dà la possibilità di sfruttare le capacità tecnologiche delle due aziende. Quello che si farà in Europa è un altro discorso, ma la tecnologia per il momento esiste in America”.[!BANNER]

Stando alle dichiarazioni di Marchionne quindi il futuro elettrico di Fiat avrà certamente origine Oltreoceano. Le prime conferme di quest’ipotesi si erano del resto concretizzate una decina di giorni fa quando Paolo Ferrero, senior vicepresident di Chrysler Powertrain, aveva spiegato che Chrysler sarebbe stato il centro di competenza del gruppo Fiat a livello mondiale per le vetture ibride ed elettriche (che dovrebbero arrivare sul mercato nel 2011).

Una dichiarazione che aveva messo in allarme i sindacati: “La notizia che il centro delle auto elettriche e ibride – aveva detto il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo – si farà negli Usa è comprensibile alla luce della politica del governo Obama, ma è un problema per l’Italia. Da anni, infatti, chiedevamo che si facesse nel nostro Paese, a Torino”.