Car Sharing cresce in Europa, ma riduce le vendite

Cresce la condivisione dell’auto in Europa a discapito delle nuove immatricolazioni.

Enjoy, il car sharing di Eni

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L'auto è un bene troppo costoso, soprattutto in Italia, perché oltre alle tasse presenti sul prezzo d'acquisto, grava sui proprietari con costi relativi all'assicurazione, alla manutenzione, ai pedaggi, sempre più salati, ed ai permessi ormai indispensabili per girare in città. Per questo cresce sempre di più, soprattutto nelle grandi aree metropolitane, il fenomeno del car sharing, con cui si può utilizzare l'automobile solo quando serve e senza costi aggiuntivi.

Infatti, secondo una ricerca condotta a livello mondiale da Alix Partners, in Europa si prevede un aumento sostanziale delle vetture destinate al car sharing: 70 mila entro il 2017 e ben 130 mila nel 2020. Numeri importanti, come gli 8 milioni di utenti, il doppio rispetto a quelli previsti in America, che lasceranno l'auto privata per scegliere quella in condivisione.

D'altra parte, la comodità di gestire il servizio attraverso lo smartphone è una vera manna per le nuove generazioni, alla ricerca di praticità e velocità negli spostamenti. Nel Vecchio Continente la parte del leone spetta alla Germania, dove il servizio è disponibile in 37 città: solo a Berlino ci sono 2.300 vetture per 207.000 utenti. A Roma, tanto per dare un'idea delle proporzioni, troviamo solamente 120 auto per 2.500 utilizzatori. Meglio Milano con 1.500 veicoli a disposizione di un bacino d'utenza composto da 90.000 persone.

L'aspetto meno edificante della vicenda, per i produttori di auto, è che il 51% dei clienti del car sharing ha ammesso che la possibilità di condividere l'auto gli ha permesso di non acquistarne una nuova. Tutto ciò indica, in prospettiva temporale, che nei prossimi 6 anni ci sarà un diminuzione di vetture nuove quantificabile in 1,2 milioni in USA e in oltre 2,9 milioni nel Vecchio Continente.

E' forse il caso di prendere misure per ridurre i costi dell'auto per i privati se si vuole alimentare il mercato europeo per non farlo regredire come mostrano invece i dati di questa ricerca decisamente illuminante.

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di Valerio Verdone | 07 aprile 2014

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