Arrestato il “Lupin” di Mercedes e Bentley

È stato arrestato dopo oltre un mese di attività Justin Durbin, giovane ladro americano specializzato nel furto di lussuose Mercedes e Bentley.

Arrestato il "Lupin" di Mercedes e Bentley

di Giuseppe Cutrone

20 luglio 2011

È stato arrestato dopo oltre un mese di attività Justin Durbin, giovane ladro americano specializzato nel furto di lussuose Mercedes e Bentley.

Di certo non mancano l’intraprendenza e il buon gusto automobilistico a Justin Durbin, ventiduenne ladro di Mercedes e Bentley catturato dalla polizia a Lake Charles, in Lousiana, dopo essersi lasciato alle spalle una scia di furti “perfetti” che prendevano di mira le pregiate berline tedesche e quelle inglesi.

Il novello Arsenio Lupin all’americana è stato infatti assicurato alla giustizia dopo aver realizzato diversi furti dai primi di giugno, quando, secondo i rapporti della polizia dello stato dell’Indiana, il giovane era riuscito a rubare una Mercedes da una concessionaria semplicemente usando una smartkey rubata presso un altro rivenditore. Quindi si era spostato in Illinois, dove era riuscito ad impossessarsi di una Mercedes SL 550 presa per un test drive ma mai restituita, esattamente come fatto con un’altra Mercedes, stavolta una GLK, a San Carlo, nel Missouri.

La serie di furti delle vetture di Stoccarda gli era valso il soprannome di “ladro di Mercedes”, ma la svolta era arrivata a Naples, in Florida, quando Durbin aveva deciso di cambiare obiettivo e portare le proprie attenzioni su una Bentley rubando una Continental GT: la stessa vettura rovinata durante l’ultimo tentativo di fuga miseramente fallito che l’ha portato all’arresto.

Secondo la polizia della Louisiana, al momento dell’arresto Durbin ha ammesso la propria identità senza fare resistenze, mentre è apparsa quantomeno bizzarra la scelta della targa, ovviamente rubata e sostituita a quella originale, utilizzata sulla Bentley rubata a Naples, una targa caratterizzata dalla scritta “Dial 911” (chiama il 911, numero di emergenza usato negli USA) che sembrava tanto un invito a rivolgersi alle autorità per quanti lo incontravano, quasi un segno di sfida finito però con le manette.