Tunisia: l'ira del popolo contro le supercar del presidente

Ci sono anche una Ferrari 599 e una Lamborghini Gallardo tra i beni saccheggiati nella villa dell'ex-presidente della Tunisia dal popolo in rivolta.

FERRARI 599 GTB

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Non c'è niente di più pericoloso e fuori da ogni forma di controllo della folla inferocita. Lo testimoniano la storia e le immagini che in queste ore arrivano direttamente dalla Tunisia e che hanno fatto il giro del Web.

Le immagini in questione fanno riferimento alla delicatissima situazione che si sta vivendo nel paese nordafricano, dopo la cacciata del presidente Zine El-Abidine Ben Ali, con il rischio concreto di sprofondare nell'anarchia.

E a farne le spese sono state anche due supersportive italiane: si tratta di una Ferrari 599 GTB Fiorano e di una Lamborghini Gallardo Spyder abbandonate durante la fuga dal paese per sfuggire alla rabbia degli abitanti di Tunisi in rivolta, esattamente come accaduto a molti altri beni appartenuti alla famiglia dell'ex-presidente contro i quali si è sfogata la rabbia della gente.

La sorte peggiore è capitata alla sportiva di Maranello, ripresa nella giornata di ieri mentre veniva prelevata dal garage della villa di Bel Ali, ormai rimasta incustodita, e trasportata senza tanti riguardi a bordo di una gru, quasi fosse un ammasso di lamiere destinato ad essere demolito. "I possedimenti della famiglia presidenziale sono stati pagati con i nostri soldi" ha dichiarato uno dei due uomini che sono entrati in possesso della prestigiosa sportiva, che diventa così, anche se un po' impropriamente, una "auto del popolo" molto particolare.

È andata invece un po' meglio alla Lamborghini Gallardo Spyder di colore bianco che il popolo in subbuglio ha "accompagnato" fuori dalla villa presidenziale facendola passare lentamente tra due ali di folla, quasi fosse una star del cinema scortata durante un red carpet insomma.

Le immagini relative alle due vetture sono sicuramente emblematiche in tutta la loro drammaticità. Si tratta in fondo di due simboli di un'era che si chiude per la Tunisia, sperando che il passaggio ad un futuro migliore per la popolazione non sia caratterizzato ancora da scontri e incidenti come accaduto invece in questi giorni.

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di Giuseppe Cutrone | 19 gennaio 2011

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