Jaguar D-Type: dopo 62 anni, la leggenda torna in produzione

All’appello, nel 1956, ne mancavano 25 sulle 100 programmate. La storica roadster tre volte vincitrice a Le Mans sarà prodotta nei 25 esemplari per completare la serie. Il prototipo esposto in questi giorni a Rétromobile 2018.

Jaguar D-Type: dopo 62 anni, la leggenda torna in produzione

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di Francesco Giorgi

08 febbraio 2018

Quanto costa il mito? Certamente non poco, ma qui non è mera questione di prezzo: quando ci si trova faccia a faccia con una delle più nobili testimoni dell’automobilismo sportivo, è sicuro che i portafogli di facoltosi enthusiast si apriranno. Perché di questo si tratta: con l’annuncio della imminente messa in produzione delle 25 unità finora mancanti al completamento della gamma originariamente programmata in 100 esemplari, gli appassionati più “radicali” metteranno nel proprio garage la capostipite di una longeva – e, sportivamente parlando, plurivittoriosa – stirpe di vetture che contribuirono al consolidamento di immagine per Jaguar.

Si tratta di Jaguar D-Type, leggendaria roadster da competizione che il marchio di Coventry allestì fra il 1954 e il 1957 e che i connoisseur di “cose sportive” conoscono perfettamente perché, oltre a portare in dote l’adozione di serie dei freni a disco Dunlop su un corpo vettura decisamente aerodinamico, riportò tre vittorie assolute alla 24 Ore di Le Mans (1955, 1956 e 1957), oltre a costituire la “base di partenza” sulla quale, nel 1961, venne realizzata la E-Type, una delle icone di stile e di immagine per gli anni 60.

Un invidiabile biglietto da visita che, ora, è in procinto di rinnovarsi pure restando completamente uguale a se stesso: in queste ore, i vertici Jaguar Classic hanno infatti annunciato la ripresa di produzione di Jaguar D-Type, il cui “prototipo” viene esposto a Rétromobile, rassegna internazionale dedicata al motorismo storico in programma a Parigi-Porte de Versailles fino a domenica 11 febbraio.

L’ambizioso progetto segue in linea retta alcuni analoghi programmi: “Jaguar XKSS Continuation” (il progetto di produzione delle nove unità mancanti di Jaguar XKSS derivata dalla stessa D-Type, annunciato nell’estate 2016 per completare un lotto di unità a suo tempo interrotto dall’incendio occorso negli stabilimenti Jaguar di Browns Lane la sera del 12 febbraio 1957 che distrussero dei 25 esemplari completi o semi-completi di Jaguar XKSS presenti in quel momento); lo sviluppo delle unità ancora mancanti all’appello di E-Type Lightweight lanciato nel 2015 (le “missing six” dalla produzione originaria risalente al febbraio del 1963 per le quali il Team Jaguar Classic ha replicato oggi i sistemi di lavorazione e produzione originali degli anni 60), che debuttò nel 2016 alla prestigiosa Le Mans Classic; il progetto “E-Type Reborn” (primavera 2017), nel quale Jaguar, attraverso la propria Divisione Jaguar Heritage, ha programmato dieci unità di Jaguar E-Type, il primo esemplare dei quali venne esposto a Techno Classica Essen 2017. A queste può aggiungersi – facendo parte dello stesso Gruppo Jaguar Land Rover – il progetto di restauro sull’esemplare di Land Rover esposto ad Amsterdam nel 1948, che coincide con i settant’anni dalla presentazione della storica “offroad” di Solihull.

La nuova produzione di Jaguar D-Type avverrà, a sessantadue anni dalla delibera di quello che ad oggi viene considerato l’ultimo esemplare della nobilissima stirpe (1956) nell’impianto Jaguar Classic di Coventry. Come detto, le unità programmate saranno 25. Tutte riceveranno la medesima cura artigianale dei progetti precedenti, da parte degli artigiani Jaguar Land Rover Classic Works: ciò, in poche parole, si traduce in lavorazioni e assemblaggi esclusivamente manuali, che verranno posti in essere sulla base delle specifiche originarie stabilite, al momento della progettazione, da Lofty England. A disposizione del singolo cliente ci sarà la scelta fra la configurazione “Short Nose” (relativa agli esemplari datati 1955) o “Long Nose” (la serie successiva che venne impostata nel 1956), cui si riferisce il prototipo esposto a Rétromobile Paris 2018.

Come già avvenuto per i programmi di nuova messa in produzione di XKSS, E-Type ed E-Type Lightweight, anche la lineup di 25 unità programmate per Jaguar D-Type si differenzierà in maniera decisamente marcata dal “consueto” prolifico settore delle repliche. A cominciare dagli attestati di autenticità, che confermeranno l’origine “ufficiale” di tutti gli esemplari, e quindi anche per la progressiva dei numeri di telaio e di motore, ogni D-Type “recreation” sarà, né più né meno, appartenente alla famiglia di sessant’anni fa ed oltre. Ciò che distinguerà gli esemplari di allora da quelli che verranno allestiti da Jaguar Classic, saranno soltanto i numeri di targa. Tutto il resto sarà corrispondente alle specifiche dell’epoca: dai materiali (largo impiego di alluminio per la filante carrozzeria opera di Malcolm Sayer che profuse in Jaguar la propria esperienza accumulata in Bristol durante gli anni della Seconda Guerra mondiale; per il telaio monoscocca e per il telaietto supplementare utilizzato per l’ancoraggio del motore e delle sospensioni anteriori) alla componentistica, alle caratteristiche dell’unità motrice, essenzialmente il 6 cilindri in linea da 3,4 litri (aumentati a 3,8 nel 1957 e ridotti, per questioni regolamentari sportive, a 3 litri nel 1958) della leggendaria serie XK e che, successivamente, avrebbe equipaggiato la fortunatissima serie MkII. Allo “straight-six” di 3,4 litri alimentato da una batteria di carburatori Weber, lo specialista motoristico Walter Hassan, all’epoca proveniente da Bentley, modificò il sistema di lubrificazione, portandolo a carter secco, con l’obiettivo di abbassare fisicamente la posizione del motore e, quindi, migliorare il baricentro ed aumentare la penetrazione aerodinamica del corpo vettura.

A titolo di cronaca, è interessante osservare che, a luglio 2008, il primo esemplare di Jaguar D-Type (targa XKD-509) venne battuto ad un’asta Bonhams per 2.201.500 sterline (cifra che superò in maniera netta una precedente aggiudicazione, 1.706.000 sterline, risalente al 1999). Molto più “quotata” al martello del banditore l’unità del 1955 passata di mano, ad un’asta Sotheby’s nel 2016, per ben 19.800.000 dollari.