Arna: perché fu prodotta l’Alfa Romeo più brutta di sempre

Realizzato in partnership con Nissan, il modello viene considerato il punto più basso raggiunto da Alfa Romeo nella sua storia.

Arna: perché fu prodotta l'Alfa Romeo più brutta di sempre

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di Andrea Tomelleri

01 febbraio 2018

Nella gloriosa storia di Alfa Romeo ci sono stati momenti decisamente poco gratificanti. Uno di questi è rappresentato dalla Arna, una vettura compatta prodotta nei primi anni ’80 e – fortunatamente – caduta quasi del tutto nel dimenticatoio. Da molti è stata definita l’Alfa Romeo più brutta di sempre. Di sicuro, è un’auto quanto mai distante dai valori tipici del marchio italiano. Vediamo di capire perché è stato dato il “disco verde” al progetto della Arna.

Siamo alla fine degli anni ‘70 e l’Alfa Romeo è ancora di proprietà dell’IRI (la vendita alla Fiat avverrà qualche anno dopo, nel 1986). Per rilanciare le vendite in declino, i vertici del marchio decidono di produrre un nuovo modello di segmento C, con l’intenzione di contrastare il successo ottenuto dalla Volkswagen Golf. L’idea di sviluppare da zero il progetto viene presto scartata a causa dei costi e dei tempi di realizzazione eccessivamente lunghi, mentre viene presa in considerazione una joint venture con un altro costruttore generalista.

Il partner scelto è Nissan e nel 1980 viene creata una apposita società, la Alfa Romeo Nissan Automobili S.p.a., il cui acronimo (ARNA) dà il nome al modello. In base all’accordo, Nissan mette a disposizione il telaio della Pulsar N10, vettura compatta che era commercializzata in Giappone dal 1978 e in Europa dal 1979, con il nome Cherry.

Se la base è giapponese, la meccanica è invece italiana. La Arna montava infatti trasmissione, avantreno e motore (il 4 cilindri boxer da 1.2 litri da 63 CV) della Alfa 33, a sua volta derivata da quella della Alfasud. Carrozzeria, retrotreno, plancia e sedili rimanevano invece gli stessi del modello originale Nissan. L’integrazione con la meccanica Alfa non fu priva di problemi, in particolare l’installazione dell’avantreno richiese di modificare la scocca originale, il che portò a ritardi nel progetto.

Per la produzione fu costruito appositamente un nuovo stabilimento a Pratola Serra, in provincia di Avellino, mentre la meccanica Alfa veniva montata a Pomigliano d’Arco. Già alla presentazione statica, avvenuta al Salone di Francoforte del 1983, il modello non convinse né il pubblico né la stampa specializzata, soprattutto per l’eccessiva somiglianza con il modello originale. Gli unici elementi diversi erano i gruppi ottici e la mascherina, mentre per il resto la Arna era sostanzialmente una Nissan rimarchiata Alfa Romeo.

In vendita al prezzo base di 9.980.000 lire, la Arna era disponibile nelle versioni L a tre porte, SL a cinque porte e nel più sportivo allestimento TI. La risposta del mercato fu immediatamente poco incoraggiante e le vendite si rivelarono basse. La produzione totale di appena 53.000 esemplari fino al 1987 rende la Arna uno dei più grandi insuccessi commerciali di Alfa Romeo.

Essendo frutto di un compromesso fin dalla nascita, la vettura era priva delle caratteristiche sportive che i clienti di aspettavano dal marchio di Arese. Non sorprende quindi che la Arna venga considerata il punto più basso raggiunto da Alfa Romeo nella sua pluricentenaria storia.