Ferrari 599 GTO: l'ultima della stirpe

Ultima interpretazione sul tema GTO, la nuova Ferrari 599 è l'incarnazione moderna delle leggendarie 250 GTO del 1962 e 288 GTO del 1984

Ferrari GTO Story

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La stessa casa di Maranello l'ha definita la Ferrari stradale più potente della sua storia. Presentata allo scorso Salone di Pechino, la nuova Ferrari 599 GTO ha recentemente stampato lo stratosferico tempo di 1 minuto e 24 secondi sull'impegnativo circuito del Mugello pilotata dal capo collaudatore Dario Benuzzi. Una performance davvero straordinaria per una Ferrari omologata, dal momento che il tempo registrato è solo una ventina di secondi superiore ai tempi delle monoposto di F1.

Derivata dalla 599 GTB (rispetto alla quale è più leggera di 100 kg), la GTO adotta alcune soluzioni della 599 XX, vettura-laboratorio recentemente protagonista di uno storico record al Nürburgring. Il motore è il noto V12 di 6 litri potenziato a 670 CV in grado di sviluppare 620 Nm di coppia ai più alti regimi e di spingere la 599 GTO alla velocità massima di 335 km/h. Il sound del propulsore risulta particolarmente curato mentre il rapporto peso/potenza di 2,23 kg/CV è davvero fuori dal comune anche tra le sportive.

Direttamente derivati dalla Formula 1 sono poi i sofisticati sistemi elettronici, come i software del controllo dinamico, che si dimostrano efficaci e non troppo invadenti, o il F1-Trac per la trazione. Il cambio è stato ulteriormente migliorato per ottenere cambi marcia ridotti a soli 60 millisecondi e scalate in 120 millisecondi: la gestione delle marce è affidata ai paddle dietro al volante, che sulla GTO sono stati allungati per una maggiore accessibilità anche nei cambi di direzione più veloci.

La denominazione GTO

La siglia GTO, acronimo di "Gran Turismo Omologata", appare per la prima volta nel 1962 sulla leggendaria 250 GTO. Si dice che il nome sia stato scritto in un telegramma mandato all'Ing. Ferrari ma risultò così spezzato: "250 GTO-MOLOGATA". Così ebbe inizio, secondo la leggenda, la storia delle Ferrari GTO, proseguita con la 288 GTO degli anni Ottanta e con la 599 GTO di oggi.

La 250 GTO del 1962

Erano i primi anni sessanta e la Ferrari decise di realizzare una nuova berlinetta destinata principalmente alle competizioni. Il progetto fu inizialmente affidato all'ingegner Giotto Bizzarrini ma successivamente - si narra in seguito ad una lite di questi con Enzo Ferrari - fu nominato a capo del progetto Mauro Forghieri mentre la definizione della carrozzeria fu affidata a Sergio Scaglietti.

L'omologazione come Gran Turismo richiedeva la produzione di almeno 100 esemplari, che la casa di Maranello aveva già realizzato con il modello da cui la 250 GTO era derivata, la 250 GT SWB: si decise quindi di presentare la nuova vettura come un'estensione della 250 GT SWB.

Furono prodotti in totale solo 33 esemplari della 250 GTO a cui si aggiunsero 3 esemplari con carrozzeria modificata da Pininfarina nel '64. E' al centro di una controversia, invece, l'attribuzione al modello 250 GTO di altri 3 esemplari con motore di 4.000 cc, in contraddizione quindi con il limite di cilindrata della classe GT, che era di 3.000 cc.

La 288 GTO del 1984

Nei primi anni ottanta venne avviato lo sviluppo di una vettura per la partecipazione alle gare del Gruppo B. La base meccanica di partenza era quella della 308 GTB e l'ingegner Mauro Forghieri, divenuto intanto capo progettista Ferrari, decise di coinvolgere nello sviluppo la Michelotto Automobili di Padova, specializzata nelle carrozzerie in vetroresina, oltre a Pininfarina per la carrozzeria.

La 288 GTO fu presentata al Salone internazionale di Ginevra del 1984 e fu subito evidente il legame con la 308 GTB, rispetto alla quale risultava comunque più estrema, con una carrozzeria interamente in Kevlar. Il motore aveva una cilindrata di 2.855 cm3, erogava 400 CV e consentiva alla vettura di raggiungere una velocità massima di 305 km/h. Il propulsore era dotato per la prima volta su una Ferrari stradale dell'iniezione elettronica, una tecnologia allora derivata direttamente dalla Formula 1. Il cambio era montato a sbalzo dietro al motore.

Totalmente priva di dispositivi elettronici per il controllo della trazione, la nuova GTO risultava piuttosto nervosa nelle reazioni anche a causa dell'erogazione caratterizzata dal cosiddetto "turbo lag". Ne furono prodotti 272 esemplari ed è stata la progenitrice della Ferrari F40 del 1987.

Nel 1985, infatti, la Ferrari decise di realizzare la 288 GTO Evoluzione, costruita in soli 5 esemplari alleggeriti e potenziati, destinati alle competizioni del Gruppo B. Il peso limitato a 940 kg e la maggiore potenza pari a 650 CV permettevano alla 288 GTO Evoluzione di raggiungere una velocità prossima ai 360 km/h. Con l'abolizione per ragioni di sicurezza di tale categoria, i cinque esemplari vennero successivamente trasformati in vetture-laboratorio e sarebbero poi stati utilizzati come muletti per lo sviluppo della F40.

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