Land Rover Defender: 20 anni e non sentirli

Inossidabile. Eterna. Un mito. Circolano ancora esemplari di 20 anni fa profondamente maltrattati ma ancora freschi. Rinfreschiamoci la memoria

Land Rover Defender: 20 anni e non sentirli

di Francesco Giorgi

21 febbraio 2010

Inossidabile. Eterna. Un mito. Circolano ancora esemplari di 20 anni fa profondamente maltrattati ma ancora freschi. Rinfreschiamoci la memoria

Settembre 1990. Salone di Birmingham: allo stand della Land Rover viene esposta la Defender, nuova denominazione delle ultra-collaudate 90 e 110, nate nel 1983. Le novità per questo modello non risiedono solo nel nome, ma anche sotto il cofano. Nel vano motore trova posto il turbodiesel da 2,5 litri che già equipaggiava la Discovery serie 200 Tdi: 108 CV contro gli 86 CV della precedente Ninety. Praticamente l’unica innovazione stilistica della Defender rispetto alla Ninety è relativa alla presenza dei loghi identificativi Defender sul cofano, sul retro e di lato.

All’interno, decisamente essenziale da vera fuoristrada quale è, non ci sono fronzoli. Neanche gli alzacristalli elettrici sono previsti. Abitabilità? Davanti c’è spazio in abbomndanza, solo che per accedere in cabina occorre praticamente arrampicarsi, tant’è alto il pianale. Alla guida, conviene subito abituarsi alla pedaliera e al volante disassati a sinistra e a una certa rombosità del motore. Grazie però alle coppie coniche corte, l‘erogazione della potenza è uno dei punti di forza della prima Defender, a tutt’oggi fra le preferite dagli appassionati del fuoristrada di un certo livello.

Defender 90 300 TDI (’94-’98): coppia a volontà

Come si distingue esteticamente una Defender 2.5 Tdi serie 300 dalla precedente 2.5 Tdi serie 200? Essenzialmente dal cofano, sul quale non sono più previsti gli attacchi per ancorare la ruota di scorta. Sotto il cofano però cambia molto. Al posto del collaudato 2.5 Turbodiesel serie 200, a Solihull è stato progettato un turbodiesel di pari cilindrata e da 113 CV, ma alimentato a iniezione diretta invece che a precamera, molto meno rumoroso, con tanta coppia in più e dai consumi minori (11 km/l di media non sono una chimera). Nuovo il cambio a 5 marce, più robusto del precedente, nuovi i differenziali e i semiassi (rinforzati).[!BANNER]

Fra gli aggiornamenti fashion: l’introduzione sul mercato nel Luglio 1998 della serie speciale No Limits. Si tratta di una edizione limitata con cerchi in lega di disegno esclusivo e pneumatici maggiorati da 265/75 R16, barre antirollio all’anteriore e al posteriore e tetto apribile in tela. L’unico grave difetto congenito riscontrato nella carriera della robusta serie 300 Tdi, risolto con un kit fornito dalla casa, l’usura rapida della cinghia di distribuzione, dovuta all’assenza di guide fra l’ingranaggio dell’albero motore e il tendicinghia.

Defender 90 Td5 (’98 -’06): è il turno del 5 cilindri

La terza serie della Defender, presentata circa 11 anni or sono al Salone di Parigi, si fa ricordare per le sue numerose innovazioni che sono comparse alcune subito, altre in un secondo tempo. A parte il contagiri, assente nella strumentazione delle Defender di precedente generazione, la Td5 ha portato al debutto un inedito motore turbodiesel da 2,5 litri, ma a 5 cilindri e con 122 CV di potenza.

Fra gli accessori che hanno segnato una netta “modernizzazione” della gamma, l’ABS con EBD (ripartitore della forza frenante) ed ETC (controllo elettronico della trazione) a richiesta. Di serie invece la Td5 era equipaggiata con i freni a disco autoventilanti davanti. L’abitacolo è caratterizzato da una migliore insonorizzazione rispetto a prima. Dal 2001, si potevano richiedere anche la chiusura centralizzata, un impianto di riscaldamento Webasto, alzacristalli elettrici e sedili riscaldabili.

Defender 90 Td4 (dal 2006): la Land di era Ford

I “dettagli” della quarta serie della Defender non sono affatto pochi: l’abitacolo, anche se fedele alla tradizione, risulta più attuale, grazie a plancia e strumentazione decisamente più moderni; i sedili anteriori sono stati progettati ex novo e si presentano più avvolgenti e quelli posteriori (due separati) diventano fronte marcia, abbandonando così definitivamente l’anacronistica (seppur conviviale) configurazione a panchette laterali.

A livello estetico, il cofano presenta una vistosa gobba, realizzata per alloggiare il nuovo ingombrante ma corposo turbodiesel. Il 5 cilindri della precedente Td5 ha lasciato il posto al 4 cilindri di origine Ford appartenente alla serie Duratorq. La potenza è la stessa del precedente Td5, 122 CV, ma quanto a coppia e a erogazione è tutt’altra storia.

Ci sarà ancora spazio per la Defender?

Rumors, da parte dei vertici del marchio, che a partire dal 2013 ci sarà una Defender tutta nuova, dotata di scocca portante e sospensioni indipendenti, magari sfruttando il più evoluto pianale della Discovery 4. Di certo, non diventerà una Suv, ma rimarrà un’autentica 4×4, solo un po’ più al passo coi tempi. Per ora, rimane praticamente l’ultimo mito a listino.

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