Alfa Romeo: all'asta Rétromobile una P3 Tipo B del 1934

Nuvolari, Varzi, Guy Moll, Caracciola, Trossi: tutti portarono in gara la leggendaria monoposto P3. La #50006 andrà all'asta RM Sotheby's a febbraio.

Alfa Romeo P3 1934

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Il 2017 delle grandi aste internazionali per auto storiche si aprirà col botto: all'annuale evento organizzato da RM Sotheby's che si terrà il prossimo febbraio, a Parigi, nell'ambito di "Rétromobile", ci sarà anche un esemplare di Alfa Romeo P3, una delle vetture - simbolo per il marchio del Biscione, costruita in un momento particolare per la fabbrica milanese: il passaggio sotto l'amministrazione IRI e l'escalation sportiva della Scuderia Ferrari.

L'Alfa Romeo P3 Tipo B (numero di telaio #50006) che andrà all'asta RM Sotheby's a febbraio 2017 porta conse, come le altre monoposto "sorelle" e l'intera produzione Alfa Romeo del tempo, una delle firme più illustri nell'intera storia dell'automobile: quella di Vittorio Jano, il tecnico torinese che fu letteralmente "strappato" alla Fiat da Enzo Ferrari in persona per approdare al Portello e contribuire ai successi sportivi e di immagine dell'azienda.

Acquistata all'inizio del nuovo Millennio dall'appassionato collezionista Umberto Rossi di Montelera, che l'ha utilizzata in alcune delle più importanti rievocazioni internazionali, ed esposta all'edizione 2007 di Rétromobile, l'Alfa Romeo P3 Tipo B del 1934 #50006 viene stimata da RM Sotheby's a una cifra oscillante fra 3,6 e 4,6 milioni di euro.

Gli stessi esperti di Sotheby's indicano la P3 come "La più bella esteticamente ed efficace auto da corsa della propria epoca": il biglietto da visita - tanto più prestigioso quanto si considera che, nella prima metà degli anni 30, si confrontò, fra le altre, con le Bugatti 59 e le Maserati - trova conferma nei contenuti tecnici realizzati da Vittorio Jano: doppio Albero a camme in testa a comandare la distribuzione per l'otto cilindri (il "bialbero" diventerà uno dei punti fermi nell'impostazione tecnica per Alfa Romeo), due compressori volumetrici Roots paralleli, la singolare trasmissione a doppio albero che permise di ottenere una posizione più bassa per il pilota. E l'abitacolo monoposto, in ossequio alle normative internazionali in vigore dall'inizio del decennio, che di fatto - per motivi di sicurezza - eliminarono la figura del "meccanico" a bordo.

Fra i successi memorabili ottenuti dalle Alfa Romeo P3, oltre alla sequenza vittoriosa del 1932 ad opera di Tazio Nuvolari, il leggendario trionfo al GP di Germania del 1935, nel quale il "Mantovano Volante", sulla piccola - e, alla luce dell'arrembante evoluzione tecnologica di quel periodo, già quasi superata - P3 ebbe ragione delle armate Mercedes e Auto Union: uno smacco sportivo e politico nei confronti della Germania nazista.

La P3 contrassegnata dal numero di telaio 50006 fa parte di un secondo lotto di monoposto, che vennero completate nel 1934: dopo la stagione precedente di corse, i vertici Alfa Romeo, insieme alla Scuderia Ferrari, decisero di preparare la realizzazione di una piccola serie di unità, secondo un concetto che oggi si definirebbe "Evoluzione". Le "nuove" P3 (alle quali venne aggiunta la sigla "Tipo B") ottennero un aumento nella cilindrata (da 2.632 a 2.905 cc a 5.400 giri/min), un aggiornamento al telaio, l'adozione di nuovi freni e Ammortizzatori idraulici e un ridimensionamento dell'abitacolo, che venne leggermente ampliato. La trasformazione comportò un aumento di peso per la monoposto, sebene al di sotto dei 750 kg imposti dai regolamenti internazionali come limite massimo.

Le "Tipo B" approntate nel 1934 furono nove, e andarono ad aggiungersi alle sei unità della "prima serie" realizzate fra il 1932 e il 1933: sono gli esemplari che portano come numeo di telaio la progressiva da 50001 a 50009. Di queste, la #50006 che sarà fra le protagoniste all'asta RM Sotheby's nell'ambito di Rétromobile di febbraio 2017.

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di Francesco Giorgi | 23 novembre 2016

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