Volkswagen Kombi, addio: l’ultimo “Bulli” va al Museo

L’ultimo esemplare di una serie speciale che celebra il “fine produzione” del leggendario VW Kombi T2 va al Museo Veicoli Commerciali Volkswagen.

Volkswagen Kombi, addio: l'ultimo "Bulli" va al Museo

di Francesco Giorgi

29 gennaio 2014

L’ultimo esemplare di una serie speciale che celebra il “fine produzione” del leggendario VW Kombi T2 va al Museo Veicoli Commerciali Volkswagen.

Dopo 38 anni di produzione negli stabilimenti brasiliani di Sao Bernardo do Campo (dai quali ne sono uscite 1 milione 200 mila unità) e la bellezza di quasi 64 anni di presenza ininterrotta sul mercato, il leggendario Volkswagen Kombi è definitivamente andato in pensione, ed è stato consegnato alla storia. In realtà, la produzione dell’ultimo baluardo esistente della “filosofia Maggiolino” si era fermata a dicembre; ma l’esemplare numero 1.200 di una serie speciale celebrativa del “fine carriera” per Volkswagen Kombi della serie T2 ha varcato l’oceano per essere trasportato, in questi giorni, al Museo Veicoli Commerciali Volkswagen di Hannover, dove andrà a tenere compagnia ad altri veicoli appartenenti alla storia parallela VW: il primo “Bulli” (Typ 1, o più semplicemente “T1“), prodotto dal 1950 secondo i suggerimenti dell’allora importatore Volkswagen per i Paesi Bassi; il Typ 2 (“T2“) del 1967, e tutte le versioni successive, nelle sue molteplici declinazioni, fino all’attuale.

In realtà, gli esemplari della “serie dell’addio” per VW Kombi T2 – equipaggiato con un 4 cilindri da 1,4 litri “flex fuel”, cioè funzionante a benzina o a etanolo, derivato dall’unità che equipaggia la locale Volkswagen Fox, che sviluppa circa 80 CV ed è abbinato a un cambio a quattro rapporti – sarebbero dovuti essere 600, tutti allestiti con una specifica tinta carrozzeria a due tonalità (bianco e celeste pastello, con cerchi da 14″ bianchi, fasce bianche agli pneumatici da 185/75-14, paraurti anch’essi bianchi) e decalcomanie “Kombi Last Edition“; all’interno, nuove rifiniture in vinile e tendine “privacy” negli stessi colori del corpo vettura. Ma i volumi di vendita relativamente positivi per il leggendario pullmino Volkswagen (ricordiamo che, in media, le delibere del Kombi T2 sono state di 20.000 esemplari all’anno) e l’immediato esaurimento delle 600 unità dell’ultima serie, hanno convinto i vertici di VW Brazil ad allestirne altri 600 esemplari, tutti andati esauriti in poco tempo.

Tutti, tranne l’ultimissimo, l’esemplare numero 1.200, deliberato espressamente per essere trasportato al Museo di Hannover. In pratica, non ha percorso nemmeno un km su strada: un autentico “instant classic“.

Ci si domanda quali siano i motivi dello stop definitivo alla produzione del VW Kombi T2, ultimo erede di una stirpe talmente radicata nell’immaginario collettivo da poter pensare che non possa esaurirsi mai. I responsabili della filiale brasiliana di Volkswagen danno motivazioni tecniche e di immagine: da una parte, l’inasprirsi delle normative sulla sicurezza e sulle emissioni, sempre più severe; in secondo luogo, come già era stato dichiarato nel 2012, al momento dell’annuncio del “fine produzione” per Kombi T2, Volkswagen vuole “Evitare di essere considerata come il marchio che produce auto d’epoca”. In effetti, non va nemmeno dimenticato che solo a fine 2009 Volkswagen aveva decretato la parola “Fine” alla Golf Mk1 (altro modello ultralongevo: 35 anni ininterrotti di produzione, fra Europa e resto del mondo), fino allora prodotta in Sudafrica con il nome Citi.