BMW festeggia i suoi primi 80 anni

Dalla piccola Dixi costruita su licenza Austin alle moderne tecnologie: storia di un Marchio sempre diviso fra strada, piste e ricerca

BMW festeggia i suoi primi 80 anni

di Francesco Giorgi

09 luglio 2009

Dalla piccola Dixi costruita su licenza Austin alle moderne tecnologie: storia di un Marchio sempre diviso fra strada, piste e ricerca

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Se non ci fosse stata la “700”… La storia della BMW si può dividere in due grandi capitoli, ognuno dei quali formato da tanti paragrafi: uno per ciascun modello. E però, viene da pensare che se, giusto 50 anni fa, la Casa bavarese non avesse iniziato la produzione della Berlinetta 700, utilitaria 4 posti che – stando ai canoni successivi della Casa dell’Elica, di BMW aveva ben poco -, forse il destino del Marchio di Monaco di Baviera sarebbe stato differente. E non avrebbe raggiunto gli 80 anni di vita, come accade in questi giorni, nei quali la BMW celebra questo importante anniversario.

Tutto iniziò con la Dixi

A dire il vero, gli 80 anni sarebbero scoccati alla fine dello scorso Marzo, quando dalle officine della Casa di Monaco di Baviera, situate presso il vecchio aeroporto di Berlino-Johannistal e già note per la produzione di motori per aeronautica e motociclette (il celebre due cilindri contrapposti a 4 tempi raffreddato ad aria che, nato nel 1923, è arrivato pressoché immutato nella sua architettura fino ai giorni nostri), venne deliberato il primo esemplare di autovettura con il marchio BMW: la Dixi, una piccola berlina a 4 posti creata, per evidenti motivi di risparmio, sulla base della inglese Austin Seven (e, in effetti, la somiglianza fra i due modelli è notevole).

Il successo della Dixi (il cui nome in codice era 3/15 PS DA 2, dove “DA” significava Deutsche Ausfuehrung ovvero “versione tedesca” – e da qui si comprende che la Dixi era in tutto e per tutto la piccola Austin), che venne lanciata sul mercato il 9 Luglio del 1929, convinse i responsabili commerciali e tecnici a proseguire sulla diversificazione dei prodotti: motori da aereo, dunque; motociclette; e anche autovetture.

Senza, per questo, rinunciare allo sport come veicolo promozionale per la propria attività. Già nel 1929, un paio di mesi dopo essere stata messa in produzione, la Dixi vinse la sua prima gara, aggiudicandosi il successo nella propria Classe alla Coppa delle Alpi.

Negli anni ’30, un decennio cruciale per l’economia e la vita sociale di tutto il mondo, videro la luce la BMW 320 e la BMW 326, “antipasti” di quella “mangiavittorie” che fu la 328, una elegante spider a motore 2 litri che, grazie ad un telaio leggero (in versione “aperta” oppure berlinetta, grazie ad una struttura in traliccio di tubi in lega di elektron realizzata dalla carrozzeria milanese Touring, specializzata in questo tipo di creazioni) divenne una reginetta nelle corse su strada: la vittoria assoluta alla Mille Miglia del 1940, l’ultima prima della forzata interruzione dovuta all’imminente partecipazione italiana alla Seconda Guerra Mondiale.

La sosta bellica fu, in parte, responsabile di un certo “ritardo” nell’adeguamento tecnico delle vetture; la situazione tedesca, poi, era ancora più difficile: come Nazione perdente, infatti, la Germania si trovò, per alcuni anni, distanziata da altri Paesi.

Una situazione che, tuttavia, non impedì alla BMW di presentare la 502, una spider a due posti secchi disegnata da Albrecht von Goertz che preannunciò la 503 e la celebre 507, una delle più belle vetture mai costruite.

Anni ’50: un periodo di crisi

Grandi riconoscimenti, grande prestigio internazionale, ma volumi di vendita molto limitati (poche centinaia di esemplari per ogni modello), misero la BMW in crisi. Solo la 600, una piccola utilitaria derivata dalla 250, costruita in Germania su licenza italiana (era, in sostanza, la nota Isetta), preparò il terreno a quella che sarebbe diventata la vettura – spartiacque della storia automobilistica per la Casa dell’Elica: la 700.

Venne presentata nel 1959 e messa in commercio solo nel 1960: riprendeva la filosofia delle “piccole” che l’avevano preceduta (motore posteriore raffreddato ad aria di piccola cilindrata, dimensioni contenute); solo che… era “più auto”, essendo proposta, via via, nelle versioni berlina 4 posti (disegnata da Michelotti), coupé e spider.

Il successo della 700, che dunque in questi giorni compie 50 anni (e permette alla BMW di festeggiare un doppio anniversario: gli 80 anni di storia automobilistica e il mezzo secolo… dalla rinascita), fu notevole: 200 mila gli esemplari venduti in un ciclo produttivo piuttosto breve, essendo stata tolta di produzione nel 1966.

Tornano le grosse cilindrate

Nella seconda metà degli anni ’60, per la BMW si ripropose un ritorno verso una gamma di modelli dalle caratteristiche prettamente sportive: cilindrate medio-alte, prestazioni elevate, a prezzi nemmeno esagerati: le “armi del rientro” nel segmento delle vetture sportive furono la 2500 e la 2800, prodotte a partire dal 1968, entrambe disponibili nelle versioni berlina e coupé.

Equipaggiate, a livello di motore, con un sofisticato sistema di camera di combustione tri-emisferica che permetteva un maggiore vortice dell’aria all’interno della camera e, di conseguenza, aumentava il numero di giri al motore e permetteva una migliore combustione della benzina, le BMW 2500, 2800 e, dopo un paio d’anni, la fortunata serie 1602 e 2002, divennero fra le vetture preferite di quanti, sulle strade di tutti i giorni e in corsa, cercavano “qualcosa di differente” dall’Alfa Romeo.

Da queste serie, la BMW intraprese la strada verso la produzione attuale, che deve molto alle 1600, 200 e, dal 1975, Serie 3, Serie 5 e Serie 7, sempre all’avanguardia nella tecnologia: lo dimostrano le 1602 elettriche utilizzate alle Olimpiadi di Monaco nel 1972, la 316g e la 518g, prime vetture in Europa ad essere alimentate a gas naturale nella produzione di serie, il sistema Valvetronic che gestisce il flusso di gas nella camera senza l’ausilio della “farfalla” e l’EfficientDynamics, che raggruppa tecnologie quali la rigenerazione dell’energia frenante, il sistema Start-Stop, l’indicatore del momento ottimale per il cambio di marcia e una gestione intelligente dell’impianto elettrico.

E pensare che, se non ci fosse stata la 700…