La “vendetta” di Termini Imerese: via il nome dell’Avvocato

L’abbandono di Termini Imerese da parte Fiat lascia strascichi in Sicilia e c’è chi propone di cambiare nome al “viale Giovanni Agnelli”.

La "vendetta" di Termini Imerese: via il nome dell'Avvocato

di Giuseppe Cutrone

29 novembre 2011

L’abbandono di Termini Imerese da parte Fiat lascia strascichi in Sicilia e c’è chi propone di cambiare nome al “viale Giovanni Agnelli”.

Il matrimonio tra Fiat e Termini Imerese lungo 41 anni e chiuso bruscamente pochi giorni fa in mezzo alle polemiche rischia di lasciare forti strascichi tra le parti, un po’ come accade quando a finire è un grande amore.

Già, perché a distanza di poche ore dall’annuncio dell’accordo atto a salvare una parte degli operai dell’ormai ex-stabilimento Fiat, arriva una sorta di “vendetta” che vede protagonista proprio la città di Termini Imerese. Qui il “viale Giovanni Agnelli” potrebbe presto di cambiare nome in segno di protesta per l’abbandono del Lingotto.

Ad aprire la questione è il consigliere comunale del PID Francesco Giunta, che ha annunciato la sua intenzione di portare la questione all’attenzione del consiglio spiegando senza giri di parole: “La Fiat chiude con Termini Imerese e Termini Imerese chiude con la Fiat e con tutto ciò che rappresenta. Mi farò promotore in Consiglio comunale di una mozione per la cancellazione della denominazione ‘viale Giovanni Agnelli’, a suo tempo così intitolato in un vano tentativo di fidelizzare i più importanti azionisti della società (la famiglia Agnelli). Oggi, alla luce dei noti avvenimenti, tale decisione appare un inutile atto di vassallaggio nei confronti di chi, rispetto a Termini Imerese ed alla Sicilia, non ha certamente acquisito alcun merito. La Fiat, infatti, ha sempre considerato lo stabilimento siciliano una struttura secondaria alla “periferia dell’impero”, pur sfruttando le risorse economiche e lavorative della regione”.

Tra Termini Imerese e Fiat la rottura è consumata insomma, tanto che la politica locale si sente evidentemente in dovere di entrare in gioco per fare un ultimo, piccolo smacco, al gruppo automobilistico, anche perché, continua ancora Giunta: “In questi 41 anni di presenza in Sicilia l’utile è andato a beneficio degli azionisti e le asserite perdite a carico dei lavoratori in particolare e dei contribuenti siciliani in generale”.

La palla passa adesso al consiglio comunale, che sarà chiamato a decidere sulla questione, la quale esprime più che altro un sentimento di rabbia e delusione parecchio diffuso in questi giorni tra gli abitanti della cittadina alle porte di Palermo.

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