La Marangoni torna sulla Luna con una replica del Lunar Roving Vehicle

Per celebrare i 40 anni dallo sbarco sulla Luna Marangoni ha realizzato una replica del Lunar Roving Vehicle. Lo guiderà a Rovereto Charles Duke

Si parla tanto di veicoli elettrici che spesso si dimentica che l'uomo, con l'auto elettrica, ha già girato sulla Luna! Sono passati quarant'anni da quell'indimenticabile 21 Luglio 1969 quando Neil Amstrong fu il primo a poggiare i piedi su quel pianeta, e solo due anni dopo uno speciale veicolo elettrico era in grado di marciare sul satellite naturale della terra.

Nell'ambito di un programma triennale con il Museo Civico di Rovereto nell'ambito della ricerca e innovazione nel campo della robotica, la Marangoni ha costruito una replica del veicolo lunare che fu il primo ad avventurarsi nell'esplorazione della superficie della Luna.

Concepito con tecnologie che risalivano agli anni Cinquanta, il Lunar Roving Vehicle si è poi rivelato una miniera di soluzioni e concetti validi. La ricostruzione si è basata su materiale tecnico e fotografico fornita dalla NASA: il veicolo sarà esposto nelle sale del Museo Civico di Rovereto in occasione della mostra Ritorno alla Luna dal 21 al 31 Maggio e per l'occasione sarà guidato dall'astronauta americano Charles Duke, pilota del modulo lunare della missione Apollo 16.

Il Lunar Roving Vehicle utilizzato nelle missioni Apollo 15 (1971), Apollo 16 e Apollo 17 (1972) era stato progettato per essere trasportato sulla Luna dal modulo lunare delle navicelle Apollo e per trasportare campioni di terreno, dati ed astronauti. Permise di ampliare notevolmente le capacità di esplorazione che sino allora si erano limitate a qualche balzo nei dintorni del modulo.

Questi veicoli erano in grado di raggiungere una velocità massima di 13 km/h, ma per motivi di sicurezza (la gravità della Luna è un sesto di quella terrestre) raramente superò i 5 km/h. Per contro, proprio la ridotta gravità, consentì di superare pendenze del 30% e di saltare fossi larghi anche 70 cm. Dopo avere svolto il loro lavori i LRV furono abbandonati sulla Luna dove si trovano tuttora.

Gli LRV avevano dimensioni paragonabili a una nostra utilitaria. Costruiti dalla Boeing e General Motors, erano guidabili tramite una cloche simile a quelle degli aerei. Erano azionati da motori elettrici da 0,25 CV montati su ogni ruota alimentati da batterie chimiche con una autonomia di 100 km.

I sedili erano in nylon sagomati in modo tale da accomodare gli astronauti con la tuta spaziale e lo zaino portatile, e per attutire i sobbalzi gli astronauti si legavano con cinture di sicurezza molto robuste. Un sistema di navigazione automatica consentiva ai LRV di spostarsi in sicurezza senza perdersi sulla strada del ritorno verso il modulo lunare.

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di Leopoldo Canetoli | 08 maggio 2009

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