Giugiaro: ecco la Frazer-Nash Namir

Ha un motore Wankel, trazione integrale elettrica, telaio in carbonio e raggiunge 100 km/h in 3,5 secondi. Ma emette solo 60 g/km di CO2!

Giugiaro: ecco la Frazer-Nash Namir

di Francesco Giorgi

03 marzo 2009

Ha un motore Wankel, trazione integrale elettrica, telaio in carbonio e raggiunge 100 km/h in 3,5 secondi. Ma emette solo 60 g/km di CO2!

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Una concept car felina, nella linea e nelle prestazioni. Nello scatto (da 0 a 100 km/h in 3,5 secondi; da 0 a 200 in 10,4 secondi), nella velocità (300 km/h), nelle forme sinuose. E, last but not least, si tratta di una vettura ibrida.

Verrebbe da dire: ecco come ti faccio andare a braccetto il design e le basse emissioni. Tutto questo è la Frazer-Nash Namir by Giugiaro, concept car progettata e realizzata in ogni sua parte dalla Italdesign e la collaborazione della Frazer-Nash, storico marchio inglese da diverso tempo riconvertitosi allo studio e sviluppo di sistemi ibridi.

La vettura è stata presentata al Salone di Ginevra, un’edizione dunque da ricordare, per la presenza di studi di design applicati allo sviluppo di energie alternative. La Namir, che in lingua araba significa “Tigre“, del felino, come si diceva, ne ha assunto molte caratteristiche: la linea e le prestazioni.

Le forme esterne, infatti, riportano una coupé a due posti secchi, dalla quale traspare un delicato lavoro di equilibrio fra stile e meccanica, estetica e contenuti. Finora, è possibile rendersi conto della Namir solo attraverso alcuni rendering diffusi dalla stessa Italdesign. Ma si afferrano al volo già diverse caratteristiche della vettura: la linea, estremamente aggressiva, presenta un deciso cuneo, che abbina in maniera armonica e ben proporzionata l’andamento curvo del frontale e gli spigoli accentuati della coda. Un modo per sottolineare le notevoli prestazioni della Namir, terzo atto di una saga di dream car all’insegna dell’alimentazione ibrida (inaugurata con la “Alessandro Volta” e proseguita, l’anno scorso, con la Quaranta, realizzata per celebrare il quarantesimo anniversario della Italdesign Giugiaro).

Primo esempio di ibrido-Wankel

Per la Namir, Italdesign ha scelto la strada della completa autonomia. Un progetto realizzato per intero dall’azienda torinese, che ne ha seguito lo sviluppo in ogni sua fase, dalla progettazione alla realizzazione finale. Il telaio, la carrozzeria, la meccanica e le finiture sono stati realizzati e costruiti dal Centro Stile e dalla Divisione Engineering. Nel dettaglio, l’architettura della Namir è costituita da uno chassis monoscocca in fibra di carbonio, con pannelli honeycomb che comprende l’alloggiamento delle sospensioni posteriori, per un  peso del telaio di soli 110 kg.

Il motore invece, ed è questa la grande ed inaspetatta novità, è un rotativo tipo Wankel, da 814 cc. A questo è accoppiato un generatore che carica le batterie al litio. Le unità elettriche sono due a magnete permanente “brushless” a corrente diretta, gemellate, alloggiate ciascuna su uno dei due assi della Namir. La potenza totale è di 270 kW, pari a circa 370 CV. Con questo sistema ibrido, unito alle forme aerodinamiche della vettura, il consumo dichiarato è davvero basso: 39 km di media con un litro di benzina e le emissioni di CO2 sono pari a meno di 60 gr/km.

Trazione integrale ed elettrica

Il sistema di trazione integrale della Namir, sviluppato assieme alla disposizione dei motori e delle batterie, dalla Italdesign Giugiaro in collaborazione con la Frazer-Nash, è totalmente elettrico, allo stesso modo della trasmissione, che viene gestita da un software in grado di “sentire” il carico di potenza a seconda delle necessità di guida e delle condizioni del terreno. Nel programma sono compresi i sistemi elettronici di controllo ABS, controllo della trazione e controllo di stabilità. La Frazer-Nash ne ha curato invece la parte elettrica ed elettronica.

“La Frazer-Nash si è rivolta a noi dopo aver osservato con interesse la nostra ricerca sul tema dell’alimentazione ibrida applicata a vetture di alte prestazioni – rivela Fabrizio Giugiaro, vicepresidente e direttore Stile di Italdesign – E si è concentrata nello sviluppo di un sistema di alimentazione, trazione e trasmissione creato ex novo per la Namir. Italdesign si è occupata dello stile, degli interni, della progettazione e realizzazione del telaio, della meccanica e degli studi di fattibilità. Il risultato è un’auto unica nel suo genere, capace di regalare prestazioni entusiasmanti per velocità, rispresa e accelerazione, e anche riguardo ai bassi valori di consumi e di emissioni”.

La coupé dalle linee di tigre

Due posti secchi, tout court. Leit motiv della vettura è la forma del rombo, che detta lo stile di questa concept car e ricorda il diamante, storico marchio della Frazer-Nash, ripreso sul cofano anteriore e accompagnato dalla “G” rossa di Giugiaro, situata al centro della mascherina anteriore. Con l’andamento a “V” della sezione centrale, l’ampia calandra,il taglio dei fari convergenti e i parafanghi rialzati rispetto all’andamento del cofano (unico elemento in carbonio rispetto a tutto il resto della carrozzeria, costruito in alluminio), Namir esprime il concetto di una vettura ultrasportiva e immediatamente riconoscibile.

Le linee esterne sono ben marcate, a sottolineare l’ideale coabitazione fra gli elementi spigolosi della coda e le sinuosità della parte anteriore. La colorazione della carrozzeria, in arancione perlato, crea un deciso contrasto con il nero dei vetri e delle mascherine delle prese d’aria. Un accostamento di tinte che, in effetti, rimanda alle pezzature di una tigre. E accentua l’idea “bicolor” della Namir.

Pannelli solari ed interni hi-tech

Inutile imbottire la strumentazione di molti elementi e sparsi. In una due posti-due, bassa e larga come la Namir, occorre creare un ambiente interno arioso. Ecco, dunque, che le superfici dedicate ai comandi ((alloggiati in una plancia in materiale satinato e, per la strumentazione, in plexiglass) sono state concentrate in soli tre monitor, con tecnologia touch-screen e che trovano alloggio dietro al volante esagonale.

Lo schermo di sinistra ospita le informazioni tecniche (stato di carica delle batterie, livelli, temperatura interna ed esterna, le varie spie). Nel monitor centrale vengono indicati il tachimetro, il contagiri e i dati di viaggio. Il terzo elemento, quello di destra, è dedicato all’intrattenimento, con informazioni e controlli del navigatore satellitare, hi-fi e climatizzatore. Proprio quest’ultima dotazione riveste particolare interesse, essendo alimentata attraverso un sistema di pannelli solari.

L’unica concessione alla tradizione (e apprezziamo questo accostamento!) arriva dal materiale con cui sono stati realizzati la plancia e i sedili (di forma sportiva e realizzati in collaborazione con la Sabelt), in pelle e tessuto Tweed in omaggio alla tradizione britannica, in modo da formare un elegante accostamento fra innovazione e classicità.

La Namir anche in pista (ma virtuale)

Durante tutto il periodo del Salone di Ginevra, sarà possibile “ammirare” la Namir a Monza, attraverso un programma di guida virtuale (quello messo a punto dal Centro di Realtà Virtuale Italdesign Giugiaro nel 1999 per sviluppare “sulla pratica” ogni modello e abbatterne i costi del Centro Stile). Nella simulazione, peraltro, la Namir ha ottenuto sul circuito brianzolo il giro più veloce in 1’51”, un tempo di tutto rispetto. Forse è davvero l’ibrida più veloce al mondo.

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