Ricerca Arval su auto aziendali, nel 2017 prevale l’ottimismo

E’ una fotografia del mondo delle flotte aziendali in Italia quella tracciata da Arval, società leader che gestisce circa 180mila veicoli in Italia.

Ricerca Arval su auto aziendali, nel 2017 prevale l’ottimismo

di Andrea Tomelleri

28 ottobre 2017

I fleet manager italiani sono ottimisti riguardo al futuro delle flotte auto aziendali. Secondo il Corporate Vehicle Onservatory di Arval – il centro studi sulla mobilità e sulle tendenze del mercato creato nel 2002 dal gestore di flotte auto aziendali del gruppo BNP Parisbas – il 36% delle imprese della Penisola pensa di introdurre nuove vetture nel parco auto incrementandone il numero, contro il 6% di aziende che invece prevede una contrazione.

I risultati del CVO vengono pubblicati ogni anno e toccano il mercato auto nel suo complesso. Per quanto riguarda le flotte, di cui Arval gioca un ruolo importante in Italia visto che gestisce circa 180mila vetture, “con buone possibilità di toccare quota 200mila nel giro di pochi anni” spiega Alessandro Torchio, responsabile del CVO di Arval “vista la flessibilità che ci caratterizza, con noleggi che vanno da 10 minuti a 10 anni”.

Ritornando ai dati, emerge anche che la dimensione delle flotte di aziende italiane è più piccola rispetto alla media europea, dove il 67% ha meno di 10 veicoli contro una media continentale del 54%, forse anche dovuto al fatto che moltissime imprese nazionali rientrano tra le pmi.

“Le dimensioni dell’azienda implicano anche una differente durata della vita media delle vetture” continua Alessandro Torchio. “Se nelle imprese con meno di 100 dipendenti questa è compresa fra i 7 e i 7 anni e mezzo (la media della Ue è di poco più di 6) in quelle con più di 1.000 dipendenti tale durata scende a 4,8 anni in Italia e a 5,1 nell’Unione”.

Nella Penisola c’è poi un crescente interesse per le nuove tecnologie applicate al settore automotive e un interesse in generale per quello che sono le nuove energie e i nuovi propulsori. “Nel periodo gennaio-giugno di quest’anno – continua – sono in leggero calo le vendite di auto a gasolio, sono stabili quelle a benzina mentre sono in leggera crescita (rispetto al 2016) le vetture alimentate a gpl, quelle con motore elettrico (pur quantitativamente irrilevanti) e quelle ad alimentazione ibrida che sono quasi raddoppiate rispetto al 2015”.

Se il 30% delle imprese italiane hanno utilizzato o sono in procinto di utilizzare auto ibride (+8% nel 2017 rispetto allo scorso anno), nel Regno Unito e in Olanda tale percentuale arriva al 47 e al 46%. E in questi paesi, l’ibrido plug in si avvicina al 50% mentre nella Penisola tocca il 19% con una crescita prevista del 6% rispetto al 2016.

Alla domanda “Quale alimentazione tra l’elettrico e l’idrogeno è già utilizzata o sarà utilizzata in futuro dalla vostra flotta, il 21% ha risposto l’elettrico (percentuale in aumento del 2% rispetto al 2016) mentre il 10% ha citato l’idrogeno, con una percentuale di 5 punti superiore rispetto allo scorso anno.

La tecnologia: per i fleet manager italiani intervistati quello che spinge verso l’adozione di soluzioni di telematica è la sicurezza dei propri dipendenti driver, seguito dall’ottimizzazione dei percorsi quotidiani e dalla riduzione dei costi della flotta. Per quanto riguarda l’Italia, nel 56% dei casi i fornitori di tali servizi sono le stesse aziende di noleggio a lungo termine, mentre la media europea è del 16%. In Italia, la telematica è stata implementata nel 35% delle flotte auto con più di 50 vetture (in Europa tocca il 37%) e nell’8% nei parchi auto con meno di 10 unità. Il motivo principale che frena la diffusione di queste tecnologie è legato alla necessità di rispettare la privacy dei propri driver oltre alla riluttanza stessa degli utenti.

Il futuro? In Italia le piccole e medie imprese si affacciano nel settore delle auto aziendali puntando sul car sharing o sul car pooling, per ora appannaggio soprattutto delle grandi aziende, aperte invece ai cambiamenti dettati dalla tecnologia (soprattutto per quanto riguarda la mobilità alternativa): circa il 22% di queste ultime ha dichiarato di aver già adottato una politica di mobilità alternativa basata sul carpooling (57%) e il car sharing (37%) al punto che presumono che il fleet manager sarà sostituito dalla figura del mobility manager.