Guidare è un diritto: le donne saudite protestano su Facebook

Si chiama Women2drive l'iniziativa partita dai social network per chiedere che anche in Arabia Saudita le donne siano autorizzate a guidare.

Prende spunto dalla forza dei social network la campagna Women2drive che vede protagoniste un gruppo di donne dell'Arabia Saudita, impegnate a cambiare la tradizione che nel loro paese impedisce alle donne di guidare un'automobile. Il gruppo aperto su Facebook chiede infatti che tramite un decreto reale venga concessa alle donne la possibilità di prendere la patente e di mettersi così alla guida, privilegio che invece è attualmente riservato esclusivamente agli uomini sebbene la legge non vieti espressamente alle donne di diventare automobiliste.

In realtà in Arabia Saudita le autorità si basano su un editto religioso le cui leggi si ispirano ad una versione piuttosto rigida dell'Islam, che impone alle donne di viaggiare in auto solo con un autista maschile alla guida, obbligandole di fatto ad essere dipendenti di un familiare per potersi spostare quotidianamente.

In realtà alcune donne provano a guidare nelle zone di campagna e lontano da occhi indiscreti, ma i rischi che corrono sono altri, arrivando fino all'arresto nel caso in cui vengano viste dalle autorità.

Non mancano ovviamente gli oppositori, che sfruttando Internet al pari delle attiviste, hanno lanciato una campagna che invita gli uomini a malmenare le donne che si metteranno alla guida nonostante il divieto, oltre a cercare di convincere gli uomini più potenti e influenti del paese a fare pressione affinché il decreto che liberalizza l'accesso alla guida non venga approvato.

La campagna lanciata dalle attiviste chiede quindi alle donne che vorranno aderire di mettersi alla guida sfidando il divieto, non mancando però di prendere alcune precauzioni come coprirsi il volto con il velo ed esibire in auto sia la bandiera saudita che il ritratto del re Abdallah.

Viene inoltre raccomandato di guidare con a fianco un uomo in modo da avere una certa protezione nel caso di reazione violenta da parte di alcuni integralisti. Fa parte dell'iniziativa anche una lettera firmata da oltre 10.000 persone e indirizzata al Segretario di Stato americano Hillary Clinton, a cui viene chiesto di appoggiare la loro causa.

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di Giuseppe Cutrone | 16 giugno 2011

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