Fiat, Marchionne: «L'Italia deve cambiare atteggiamento»

Sergio Marchionne torna a parlare del rapporto di Fiat con l'Italia prendendo ad esempio gli Stati Uniti.

Fiat Freemont

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A poche ore dall'acquisizione della partecipazione americana in Chrysler, l'ad Sergio Marchionne è tornato parlare delle questioni più spinose che riguardano in questi mesi Fiat, ovvero la collocazione della sede operativa centrale, la testa del gruppo, e soprattutto il rapporto dell'azienda con l'Italia.

Dal manager italo-canadese, a Venezia in occasione del Consiglio per le relazioni tra Italia e Stati Uniti, arrivano parole sulla carta rassicuranti per Torino, perché un eventuale trasferimento a Detroit al momento è escluso: «La fusione e il trasferimento degli headquarters non è una priorità quest'anno». Per Marchionne ora è importante «lavorare sulla leadership e l'integrazione. Abbiamo intenzione di fare qualche cambiamento a breve, sarà un'estate molto impegnativa. Dobbiamo trovare una soluzione al dilemma della corporate governance che tenga presente che c'è un'entità negli Usa, un grande produttore di automobili che produrrà negli Stati Uniti tante auto quante ne produce la Fiat nel mondo».

La conferma della rilevanza del Bel Paese nella strategia del gruppo emerge anche dalle dichiarazioni del presidente John Elkann: «La presenza di Fiat in Italia è importante e non si ridimensionerà, anzi. L'investimento di Mirafiori non si sarebbe potuto fare se non ci fosse la prospettiva dei mercati nei quali oggi riusciamo anche ad essere presenti».

Commentando il buon esito dell'operazione finanziaria appena portata a termine, che fa salire il Lingotto al 52% di Chrysler, l'amministratore delegato lancia però una sorta di monito, destinato a far discutere: «L'Italia deve cambiare atteggiamento: ieri negli Usa ringraziavano, non insultavano».

Per quanto riguarda i rapporti con Confindustria Marchionne ha assicurato che non è presente alcuna ostilità, ma «non posso accettare che l'appartenenza a Confindustria indebolisca la Fiat. Capisco le ragioni storiche ma la Fiat viene prima di tutto». Atteggiamento pragmatico infine sulla questione sindacati, a due settimane dalla prima udienza del ricorso Fiom contro la newco di Pomigliano: «Gestiremo le conseguenze».

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di Andrea Tomelleri | 04 giugno 2011

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