Marchionne: "Fiat in Usa? Nessuno ci rimette"

Sergio Marchionne ha risposto alle critiche sull'eventuale spostamento della Fiat in Usa che porterebbe a tagli di personale in Italia.

In occasione dell'assemblea degli azionisti Fiat, l'amministratore delegato Sergio Marchionne è ritornato su alcuni punti importanti che si stanno dibattendo in queste settimane. 

Insieme al presidente John Elkann ha dichiarato che l'eventuale spostamento negli Stati Uniti della sede principale dell'azienda non cambierebbe nulla sotto il profilo dell'occupazione e della retribuzione. Dichiarazioni che appaiono preliminari al trasferimento vero e proprio.

L'eventualità di uno spostamento a Detroit del quartier generale del Lingotto sarebbe infatti una delle conseguenze della scalata Fiat nel marchio Chrysler, che entro fine 2011 dovrebbe raggiungere il 51% aprendo scenari nuovi fra cui il collocamento delle azioni in Borsa. "Prima però Chrysler dovrà rifinanziare il debito che ha con il Tesoro statunitense" ha detto Sergio Marchionne. "Per la quotazione, poi, servirà un accordo con la Veba, l'organizzazione pensionistica dei lavoratori che detiene la maggioranza del capitale di Chrysler".

Intanto si guarda agli scenari attuali e al 2011, anno in cui i ricavi Fiat dovrebbero raggiungere quota 37 miliardi di Euro con la possibilità di raggiungere quota 100 a partire dal 2014, quando l'integrazione con il costruttore del Michigan sarà più solido mentre il risultato di gestione dovrebbe attestarsi attorno al miliardo.

Molto dipenderà anche dal gradimento delle automobili del Lingotto, che dopo lo spin-off di fine 2010 sono l'unico prodotto dell'azienda. A tal proposito, il manager italo-canadese ha voluto ribadire che secondo lui Fiat non sta americanizzando i propri prodotti, al punto che oltre il 50% delle auto a marchio Chrysler avranno una architettura europea, sottolineando anche l'importanza dell'internazionalizzazione delle piattaforme nel settore dell'auto.

Marchionne, sempre a margine dell'assemblea degli azionisti, ha sottolineato i diversi livelli di produttività fra gli stabilimenti in Italia e quelli all'estero: "Dal 2008 a oggi - ha detto - i plant della Penisola hanno lavorato al di sotto della loro capacità, orientativamente al 37%".

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di Andrea Barbieri Carones | 31 marzo 2011

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