Chrysler: Marchionne retribuito solo con azioni

Mentre in Fiat lo stipendio 2010 di Marchionne è di 3,5 milioni di euro, in Chrysler comprende solo stock option (e l’azienda non è ancora quotata).

Chrysler: Marchionne retribuito solo con azioni

di Andrea Barbieri Carones

28 febbraio 2011

Mentre in Fiat lo stipendio 2010 di Marchionne è di 3,5 milioni di euro, in Chrysler comprende solo stock option (e l’azienda non è ancora quotata).

Mentre in Italia Sergio Marchionne percepisce uno stipendio “importante”, seppur inferiore del 27% rispetto a quello dell’anno precedente, negli Stati Uniti lavora senza percepire stipendio.

Già, perché se nel Bel Paese le sue fatiche sono ben retribuite, dall’altro lato dell’Atlantico, Chrysler ha deciso di compensare la sua professionalità non con cospicui bonifici bancari ma solo con le cosiddette stock option. In altre parole, per il suo ruolo nel consiglio di amministrazione gli sono state conferite 361.446 azioni dell’azienda che, tuttavia, non è ancora ufficialmente quotata in Borsa. Per ora, quindi, questi titoli non valgono nulla.

La valutazione del pacchetto azionario dell’amministratore delegato è comunque stimata in circa 2,9 milioni di dollari, dato che il valore di ciascuna quota dovrebbe valere poco meno di 8 dollari.

Il manager italo-canadese, tuttavia, riceverà le sue azioni solo dopo che Chrysler avrà ripagato gli aiuti federali che il governo di Washington le aveva concesso per salvarla (insieme a General Motors) dalla bancarotta. Restano ancora da versare nelle casse pubbliche circa 5,8 miliardi di dollari.

La restante parte delle azioni del costruttore a stelle e strisce sono in mano al trust sanitario del sindacato United Auto Workers (63,5%), per il 25% alla Fiat, per il 9,2% al governo statunitense e per il 2,3% al governo canadese.

Intanto l’amministratore delegato ha confermato che la Fiat 500 arriverà sul mercato americano nel giro di poche settimane, mentre per l’Alfa Romeo occorrerà aspettare il 2012. La speranza è che aiutino l’azienda a recuperare quote di mercato, passate dal 12,6% del 2007 al 9,2 del 2010.

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