Il Tar dice no ai pedaggi sui raccordi autostradali

Il Tar del Lazio ha posto fine alla telenovela del pagamento del pedaggio sui raccordi autostradali: non si paga. E il decreto del governo decade.

Il Tar dice no ai pedaggi sui raccordi autostradali

di Andrea Barbieri Carones

23 febbraio 2011

Il Tar del Lazio ha posto fine alla telenovela del pagamento del pedaggio sui raccordi autostradali: non si paga. E il decreto del governo decade.

Il Tribunale amministrativo del Lazio ha annullato il decreto del governo che sanciva che alcuni raccordi autostradali dovevano essere a pagamento. Fra questi ultimi c’era anche l’anello stradale attorno a Roma (il G.R.A.), che dal primo maggio prossimo sarebbe stato percorribile solo transitando dai caselli. Il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, aveva fatto ricorso al Tar insieme a 27 sindaci per annullare questo provvedimento. Analogo ricorso era stato presentato dalle province di Firenze, Rieti, Ferrara e Pescara e dalla regione Toscana.

“Il decreto del 25 giugno 2010 – hanno motivato i giudici – non prendeva in considerazione che c’era chi percorreva queste strade senza entrare nelle autostrade. Il decreto, poi, violava anche le norme comunitarie in materia”. In sostanza. Vi sarebbero stati caselli o stazioni di esazione in luoghi non direttamente o comunque non necessariamente interconnessi con la rete autostradale, cosa che avrebbe portato gli automobilisti a pagare per un servizio (o per una struttura) di cui non avrebbero usufruito.[!BANNER]

La sentenza di ieri arriva dopo un iter lungo e tortuoso: il 29 luglio scorso, il Tar aveva sospeso il decreto, sostenendo che lo stesso appariva come una mera tassa, mentre invece al pagamento doveva corrispondere un servizio. Al termine delle vacanze estive, il primo settembre, il Consiglio di Stato aveva sentenziato che la decisione del Tar non si riferiva all’intero territorio nazionale “ma solo ai singoli segmenti stradali interessanti gli ambiti spaziali degli enti territoriali ricorrenti”. Dopo appena 3 giorni, una nuova ordinanza dei giudici amministrativi di primo grado che accoglieva le richieste del Movimento Difesa del Cittadino estendendo lo stop degli aumenti a tutto il Paese. Ieri, infine, la decisione definitiva.

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