Bollo auto europeo: la proposta della Commissione Trasporti UE

Non più soltanto sulla potenza in kW, ma anche sul grado di inquinamento prodotto dal veicolo e sulla sua percorrenza chilometrica. Il nuovo bollo UE potrebbe essere così. Ma se ne parlerà nel 2026.

Bollo auto europeo: la proposta della Commissione Trasporti UE

di Francesco Giorgi

22 giugno 2018

Per decenni si è chiamata “tassa di circolazione”; successivamente, ha mutato la propria natura in “tassa di proprietà”. A non cambiare, negli anni, è stata l’obbligatorietà: il bollo auto, di competenza regionale (nel caso del superbollo che interessa le vetture da oltre 185 kW, gli importi vanno allo Stato), va pagato. Tuttavia, con l’introduzione dell’Unione Europea, il legislatore si è trovato di fronte ad un vasto campionario di differenti “bolli”, che originano da vari parametri stabiliti dalle leggi nazionali. In Italia, ad esempio, l’importo della tassa di proprietà di un veicolo (qui una nostra guida) tiene conto della sua potenza, espressa in kW, ed è a discrezione delle singole amministrazioni regionali la facoltà di aumentarne o diminuirne gli importi.

Tutto questo, nel futuro, potrebbe subire una radicale trasformazione: in ossequio ai principi di omogeneizzazione delle normative comunitarie, in questi giorni la Commissione Trasporti del Parlamento europeo ha presentato una proposta rivolta all’”unificazione” del “bollo” fra i Paesi UE.

In buona sostanza: l’intendimento è di renderne i principi di determinazione e i relativi importi uguali per tutti i Paesi comunitari. Sul cahier delle proposte dei commissari UE compaiono, a questo proposito, due “voci” in più, che potrebbero essere utili a conoscere quanto si pagherà, a scadenza periodica, per il possesso di un veicolo: non soltanto la potenza in kW, ma anche il numero di km percorsi e il grado di inquinamento prodotto dal veicolo stesso.

Come dire: pagherebbe di meno chi possieda un’auto, o una moto, di nuova generazione e che la utilizzi con parsimonia; si troverebbe a dover versare di più – “quanto”, occorrerà determinarlo – qualora compia più percorrenze chilometriche. Viceversa: se il veicolo è più anziano, pagherebbe di più in quanto le emissioni sono superiori (e, viene da chiedersi, “quanto” pagherebbe il proprietario di un’auto o una moto di età non più freschissima, tuttavia poco utilizzata? ciò troverebbe compensazione fra un “aumento” e una “decurtazione”? Staremo a vedere).

Per ottemperare alla proposta della Commissione Trasporti del Parlamento europeo, occorrerà in ogni caso che tutti i veicoli vengano equipaggiati con uno strumento elettronico di registrazione delle percorrenze effettuate (la “scatola nera” di cui tanto si parla in questi mesi), per poter determinare i km percorsi dal veicolo stesso e di conseguenza rilevare le informazioni utili al calcolo del bollo da pagare.

Chi fosse interessato ad una pronta introduzione di questa nuova modalità di calcolo del “bollo auto europeo”, dovrà mettersi l’anima in pace per qualche tempo ancora: non sarà facile attendersi il recepimento di questa “rivoluzione” a stretto giro. Di sicuro, non se ne parlerà in un’ottica a breve-medio termine: per l’approvazione del Consiglio UE e il “via libera” da parte dei Paesi comunitari, l’indicazione è di giungervi verso il 2026. Tuttavia, da parte della stessa Commissione Trasporti c’è una proposta di introduzione del “bollo europeo” in modo graduale: nel 2023, dopo una prima sperimentazione, soltanto per gli automezzi pesanti ed i veicoli di peso superiore a 2,4 tonnellate, per poi estenderlo dopo tre anni a tutte le autovetture.