Mercato auto: Cina pronta a dimezzare i dazi sull’importazione di auto

Il Governo cinese starebbe valutando la possibilità di ridurre, fino al 50%, le tasse sull’importazione di autovetture, attualmente al 25%: lo indicano alcune fonti Web.

Mercato auto: Cina pronta a dimezzare i dazi sull’importazione di auto

di Francesco Giorgi

02 maggio 2018

Mentre il comparto automotive internazionale è incentrato sul Salone di Pechino (in programma fino a venerdì 4 maggio), il governo cinese sembra avanzare ipotesi possibiliste in merito ad un “taglio” ai dazi di importazione di autovetture prodotte all’estero.

Secondo alcune fonti che sarebbero a conoscenza di un progetto di “rivoluzione dei dazi”, come indica un “lancio” dell’agenzia Bloomberg pubblicato in questi giorni, il Consiglio di Stato di Pechino potrebbe far scendere le tasse di importazione dall’attuale 25% ad un ben più moderato 15% o, addirittura, al 10%. Una riduzione nell’ordine del 50%, dunque, che se attuata sarebbe in grado di incrementare in maniera ulteriore i volumi di vendita delle autovetture importate nella “Terra di Mezzo”, che nel 2017 hanno raggiunto quota 1,22 milioni di unità (cifra che corrisponde ad un’incidenza del 4,2% sui 29 milioni di vetture immatricolate l’anno scorso).

“Bocche cucite”, al momento: la news Bloomberg può essere letta come una “indiscrezione”. Tuttavia, per le prossime settimane si attende un parere ufficiale da parte del Consiglio di Stato cinese in merito. È chiaro, alla luce di recenti episodi di “gelo” commerciale che si sono verificati fra la stessa Cina e l’amministrazione federale USA, successivamente un poco smorzati (nelle scorse settimane, fra Donald Trump ed il presidente cinese Xi Jinping, ci sono stati scambi di battute meno “chiusi” rispetto al precedente botta e risposta tariffario fra il presidente USA e l’omologo cinese) che tale provvedimento, quando venisse attuato, darebbe nuova linfa alle vendite dei modelli di alta gamma, come quelli che appartengono all’orbita del Gruppo Bmw e del Gruppo Toyota (Lexus) – insieme a Daimler-Benz (con Mercedes) e Porsche, così come Tesla, Ford e General Motors – e che, in questi ultimi anni, rappresentano una “fetta” importante sul totale degli autoveicoli venduti in un Paese, la Cina, via via maggiormente centrale fra le strategie di sviluppo dei mercati da parte delle principali Case costruttrici.

Del resto, è altrettanto assodato come, da tempo, i big player europei ed americani “spingono” per un più articolato ingresso sul mercato cinese, e non soltanto relativamente alla rispettiva produzione locale, quanto anche rispetto agli autoveicoli assemblati al di fuori della Cina. Da qui i “rumors” secondo i quali il Governo di Pechino avrebbe in cantiere l’ipotesi di ribassare i dazi di importazione per le autovetture prodotte all’estero. L’entità del “taglio”, così come la sua effettiva esecuzione, sono da decidere: più avanti se ne saprà di più.

Che, tuttavia, al vaglio dei rappresentanti dell’amministrazione centrale cinese vi sia, o possa esserci, un interesse (“quanto” concreto, lo vedremo prossimamente) nei confronti dei Gruppi automotive stranieri, lo dimostrerebbe un recente annuncio, dichiarato dal Governo cinese la scorsa settimana, attraverso il quale si permetterà alle Case automobilistiche estere di accaparrarsi più del 50% delle quote capitale delle aziende e delle joint venture locali: secondo alcune fonti Web, tale limitazione – introdotta nel 1994 – potrebbe essere eliminata, dal 2020, per i produttori di veicoli commerciali, nonché già nel 2018 per le case produttrici di auto elettriche.