Fca: multa da 9,6 miliardi? I vertici respingono le accuse

Valori di emissione degli ossidi di azoto manipolati in sede di omologazione, ed “ostacolo alle indagini”: è quanto riporta il quotidiano Le Monde. Fiat-Chrysler respinge qualsiasi addebito.

Fca: multa da 9,6 miliardi? I vertici respingono le accuse

di Francesco Giorgi

27 novembre 2017

FCA potrebbe essere soggetta ad una maxi-multa in seguito all’”affaire” Dieselgate in Francia che, come ricorda oggi il quotidiano transalpino Le Monde, vede l’”asse Torino-Detroit” sospettato di avere manipolato i test di laboratorio sulle emissioni di ossido di azoto per l’ottenimento dell’omologazione. Addirittura, la sanzione per FCA potrebbe ammontare a ben 9,6 miliardi di euro, come indica Le Monde che avrebbe visionato i verbali di infrazione redatti dalla DGCCRF-Direction Générale de la Concurrence, de la Consommation et de la Répression des Fraudes (Direzione generale sulla Concorrenza, il Consumo e la Repressione frodi). I vertici Fiat-Chrysler Automobiles, tuttavia, respingono qualsiasi eventuale addebito. Ma andiamo con ordine.

Il centro dell’indagine sarebbe rappresentato dallo sviluppo di un software in grado di regolare i valori delle emissioni – fabbricato “volontariamente” da Fca, secondo l’inchiesta – e che consentirebbe, manipolandone i valori, di nascondere la reale entità delle emissioni di ossido di azoto durante le fasi di omologazione del motore. In particolare, fra i modelli interessati dalla presunta “frode” ci sarebbero Fiat 500X e Jeep Cherokee, ovvero due dei veicoli più venduti da parte di FCA.

La mega multa, che il giornale d’oltralpe ipotizza potrebbe avere un importo addirittura raddoppiato rispetto a quella per PSA Groupe (a sua volta accusata di avere nascosto i livelli autentici delle emissioni), potrebbe – il condizionale è quanto mai d’obbligo – arrivare fino a 9,62 miliardi di euro. In effetti, riporta Le Monde, l’accusa avanzata nei confronti di FCA è analoga a quelle mosse, a suo tempo, verso Volkswagen (il cui “affaire”, al principio dell’autunno 2015, costituì la miccia che fece esplodere il “Dieselgate” a livello mondiale), ma anche a Renault e, appunto, a PSA. Con la differenza che, sempre secondo una notizia redatta nelle scorse settimane dal quotidiano transalpino, FCA-Fiat Chrysler si troverebbe al centro di una indagine per “Ostacolo alle funzioni di un agente abilitato alla constatazione delle infrazioni al Codice di consumo”.

FCA France, dal canto suo, smentisce ogni accusa, deplorando il fatto di averne appreso i contenuti dagli organi di stampa, ancor prima di avere potuto accedere ai documenti ufficiali. Accuse prive di fondamento, dunque, secondo i vertici della filiale FCA France. Di più: il Gruppo con a capo Sergio Marchionne sottolinea di avere “Già fornito dettagliate informazioni alla stessa DGCCRF nonché al Ministero francese dell’Ambiente sui motivi per i quali il risultato di alcuni test non siano corrispondenti a quelli effettuati dalla stessa FCA così come dal Ministero dei Trasporti italiano”. Con ciò, Fiat-Chrysler Automobiles dichiara di avanzare notevoli riserve in merito a “Test che vengono effettuati su singoli veicoli, e dietro metodi di lavoro non conformi alle normative attualmente in vigore”.

FCA conclude la propria nota dichiarando di “Cooperare con le autorità giudiziarie francesi”, e attende la possibilità di dimostrare che i propri motori turbodiesel corrispondano ai requisiti richiesti in materia di emissioni, “Come confermato dal Ministero italiano dei Trasporti”.