Marchionne: "Mai minacciato di lasciare l'Italia"

Fiat non ha nessuna intenzione di lasciare l'Italia, lo ha assicurato lo stesso Sergio Marchionne al ministro dello Sviluppo Economico Romani

Il Lingotto smentisce categoricamente le voci che vorrebbero i vertici del gruppo Fiat intenzionati a investire all'estero nei prossimi anni, a scapito dell'Italia. Ad assicurare che Fiat non ha nessuna intenzione di lasciare il nostro paese è stato lo stesso amministratore delegato del Gruppo torinese, Sergio Marchionne, il quale lo ha chiaramente ribadito nell'incontro di ieri con il Ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani.

"Non ho mai minacciato di lasciare il paese. Ho solo detto che senza l'Italia il conto economico della Fiat sarebbe più alto di quello che è adesso". Queste le parole di Marchionne, che ha spiegato come per mettere in pratica il progetto Fabbrica Italia servano "condizioni di governabilità della struttura industriale, che devono essere stabilite e chiarite. Una volta trovate, poi la Fiat andrà avanti". Da parte del management torinese sembra quindi esserci una certa apertura, pur richiedendo delle garanzie al mondo politico.

L'incontro con il ministro dello Sviluppo economico era stato preceduto da un colloquio di Marchionne a Palazzo Chigi con Silvio Berlusconi e Gianni Letta, mentre in serata c'è stato l'incontro con Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, leader rispettivamente di Cisl e Uil, alla presenza dei rappresentanti di categoria Giuseppe Farina e Rocco Palombella, oltre al numero uno di Fismic Roberto Di Maulo. L'occasione è stata utile anche per parlare del piano industriale che riguarderà lo stabilimento di Mirafori, per il quale Marchionne ha affermato che nel 2011 inizieranno le assunzioni.

La chiusura dell'intensa giornata romana dell'amministratore delegato di Fiat non poteva concludersi senza un commento riguardante gli ultimi dati negativi che arrivano dal mercato, dove Fiat ha visto un calo del 39% delle immatricolazioni a fronte di un calo generale del settore pari al 28,2%. "L'andamento del 2010 e in parte del 2011 è in linea con le previsioni, non c'è niente di anomalo" ha commentato Marchionne.

"È colpa degli incentivi - ha continuato - che sono stati pensati per segmenti in cui noi siamo forti. Va oltre la questione delle piccole auto, è un fatto di tecnologia: per le auto a Gpl e metano, una volta eliminati gli incentivi, il costo è aumentato".

Nessun dramma quindi in quanto il calo era nelle previsioni dei vertici del Lingotto. Notizie positive, invece, in arrivo sul fronte americano, dove il marchio Chrysler sta producendo utili e sta tornando un azienda che funziona.

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di Giuseppe Cutrone | 05 novembre 2010

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