Toyota: il futuro del comparto auto è nell’elettrificazione

Entro il 2050 emissioni di CO2 ridotte del 90%; la propulsione termica sarà soltanto la base di nuovi modelli ibridi e ibridi plug-in. Intanto, un “grande vecchio” dell’auto predice che fra vent’anni non guideremo più.

Toyota: il futuro del comparto auto è nell’elettrificazione

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di Francesco Giorgi

14 novembre 2017

Il motore a combustione interna ha le “ore contate”. Intendiamoci: è una esagerazione voluta, che tuttavia può aiutare a comprendere meglio il concetto espresso nelle scorse ore dai piani alti del colosso automotive numero uno al mondo. Ad avere dichiarato che “Entro il 2050 le emissioni di CO2 saranno ridotte del 90%, e per questo dal 2040 non si produrranno più autovetture esclusivamente a combustione interna: queste, piuttosto, potranno costituire la base della futura generazione di propulsori ibridi ed ibridi plug-in”, è il responsabile della Divisione Ricerca e Sviluppo di Toyota, Seigo Kuzumaki.

Il riferimento al drastico calo nelle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera indicato dal dirigente tecnico Toyota si riferisce al 2010. D’altro canto, il pensiero espresso da Seigo Kuzumaki si accompagna alle recenti prese di posizione attuate da più parti a livello internazionale: ultimo caso, in ordine di tempo, la proposta avanzata dalla Commissione Europea nel “Pacchetto Mobilità” che prevede la riduzione delle emissioni medie di CO2 del 15% entro il 2025 e del 30% al 2030 (i valori saranno misurati sul nuovo ciclo WLTP che lo scorso settembre ha sostituito ufficialmente il “vecchio” ciclo NEDC) in rapporto alla soglia dei 95 g/km fissata per il 2021.

Obiettivo chiaramente indicato dalla proposta della Commissione Europea è un boost nello sviluppo di nuovi modelli elettrificati: e Toyota è fra i big player che da tempo possiedono sul proprio taccuino delle priorità una serie di progetti rivolti all’estensione della propulsione ibrida, ibrida plug-in o 100% elettrica.

In questo senso, e dati alla mano, va tenuto conto del fatto che il 43% sul totale di autoveicoli a propulsione elettrificata venduti su scala mondiale sono a marchio Toyota (al primo posto c’è –“nomen omen” – Toyota Prius, che in vent’anni esatti di produzione ha superato gli 11 milioni di unità vendute in tutto il mondo), mentre fra le vetture totalmente a zero emissioni il titolo di modello più venduto va a Nissan Leaf, che si attesta su 50.000 esemplari all’anno.

Il prossimo capitolo dello sviluppo tecnologico in chiave eco friendly per Toyota indica il lancio di una nuova lineup di veicoli elettrici a partire dal 2020. Si tratterà, secondo le indicazioni dei vertici del colosso giapponese, di una fase cruciale per il futuro della mobilità green: l’obiettivo punta alla realizzazione, in una prima fase, di batterie agli ioni di litio in grado di assicurare autonomie di percorrenza fino a 500 km con una singola ricarica; e, in un secondo momento (all’inizio del prossimo decennio) l’equipaggiamento con accumulatori solid state, che presentano nuovi vantaggi pratici (minori dimensioni, maggiore sicurezza, performance più elevate).

Che il comparto automotive sia in procinto di assistere ad una rivoluzione epocale, lo indicano anche le future metodologie di produzione e di mercato. In queste ore, sta facendo scalpore un intervento di Bob Lutz, già vicepresidente General Motors: in un articolo pubblicato su Automotive News, il manager di origine svizzera dice che “Il mondo si sta avvicinando al termine dell’era automotive: entro vent’anni non guideremo più come siamo stati abituati a fare da oltre un secolo”. Questo perché, afferma Lutz, il progressivo sviluppo delle tecnologie di guida autonoma, unito ad una seconda fase rivoluzionaria della motorizzazione di massa, ovvero l’affermarsi nel mondo di aziende, società e start-up quali Uber e Lyft, porterà sempre più persone a spostarsi su moduli anziché sulle autovetture di rispettiva proprietà.