Seat: cosa succederà se la Catalogna raggiunge l’indipendenza

Il comparto automotive europeo guarda con attenzione l’evolversi della situazione catalana: in caso di vittoria del “Parlament”, Seat avvierà un programma di delocalizzazione?

Seat: cosa succederà se la Catalogna raggiunge l’indipendenza

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di Francesco Giorgi

06 ottobre 2017

Prima la Brexit, ora sarà la volta della Catalogna? I riflettori di tutta Europa sono puntati sulla regione di Barcellona, la cui secessione – fortemente voluta dal “Parlament” regionale, in aperta contrapposizione con il Governo di Madrid – potrebbe, se venisse raggiunta (ieri la Corte costituzionale della Spagna aveva sospeso la seduta plenaria del parlamento catalano fissata per lunedì prossimo) portare a serie conseguenze nel delicato equilibrio fra Barcellona e Madrid.

Non si vuole, qui, approfondire un’analisi sulle eventuali conseguenze economiche e sociali in caso di una vittoria della parte indipendentista catalana dalla Spagna (è pur vero che lo spauracchio della “grande fuga” catalana ha già destato i primi timori nei “piani alti” della finanza: il Banc Sabadell ha, nelle scorse ore, formalizzato il trasferimento della sede ad Alicante; lo stesso, ma in direzione Palma di Maiorca, sta valutando il CdA di CaixaBank).

Centro nevralgico dell’economia nazionale, la Catalogna possiede gran parte delle chiavi di crescita per l’intero Paese. Lo dimostrano alcuni dati economici, ad iniziare da quello, relativo all’elevato PIL (un quinto del totale nazionale) che rappresenta uno dei punti di forza sui quali gioca il Governo catalano per ambire all’indipendenza: 223,6 miliardi di euro (2016); esportazioni nell’ordine di 65,1 milioni di euro; un elevatissimo richiamo turistico.

Last but not least (ed è ciò sul quale vengono puntati i riflettori del comparto automotive) il clamoroso new deal di Seat, da più di trent’anni nell’orbita Volkswagen.

Il marchio di Martorell guidato da Luca de Meo (7.500 addetti ad inzio 2017; 2.000 robot nelle linee di montaggio che contribuiscono alla produzione di un veicolo ogni 30 secondi) è, in questi mesi, al centro di un periodo decisamente florido: un’annata-record, sottolineata da un +13,7% fatto registrare al termine del primo semestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2016. È, soprattutto, l’enorme incidenza delle esportazioni (oltre l’80% degli autoveicoli prodotti a Martorell prende la strada dell’estero) a pesare non poco sulle strategie Seat.

Se il fronte indipendentista catalano dovesse avere la meglio, per la regione che rivendica autonomia dalla Spagna inizierebbe ciò che dal 2016 sta mettendo in difficoltà la bilancia economia di oltremanica: l’uscita dalla UE (sarà poco probabile che Madrid e Bruxelles diano “semaforo verde” all’integrazione catalana nell’Unione Europea). È chiaro, ed era logico aspettarselo, che in queste ore di grande attesa le grandi aziende ed imprese catalane stiano seguendo una strategia di silenzio.

Bocche cucite a Martorell, così come nei dintorni di Barcellona, dove Nissan possiede un proprio stabilimento, e fra i più importanti dal punto di vista tecnologico, visto che vi si assembla il multivan elettrico eNV200.

Non sarebbe la prima volta che Seat si trovi a delocalizzare la propria produzione: all’inizio del Millennio, e per qualche tempo, una parte dell’assemblaggio di Seat Ibiza era stata trasferita a Bratislava, per poi del resto tornare a Martorell. Ad esempio, ora a Bratislav, si produce la piccola Mii; e il SUV Ateca viene assemblato a Kvasiny (Repubblica Ceca, linee di montaggio Skoda). Il sito industriale del marchio catalano è, occorre tenerne conto, uno dei fiori all’occhiello per l’engineering del Gruppo VAG-Volkswagen Audi; e lo dimostra una recente (inizio 2016) scelta di trasferimento delle linee di montaggio Audi A1 proprio a Martorell.

Se, ad esempio, Volkswagen è attenta alle nuove tecnologie powertrain in chiave eco friendly, l’approccio hi-tech di Seat è maggiormente rivolto ad una costante attenzione verso nuove soluzioni di connettività e  sviluppo di applicazioni multimediali per l’interfaccia device portatili – veicolo e utente – ambiente esterno: una strategia frutto della vision aziendale del Gruppo VAG, secondo la quale ciascuna delle Case auto che ne fanno parte può affidarsi a tecnologie in comune, ma affronta un personale percorso tecnologico di innovazione.

Con tutta probabilità, nei cassetti dei “piani alti” di Seat ci sono progetti di strategie alternative: la lotta all’indipendenza catalana, che in questi giorni vive le proprie ore più “calde”, non è certo una questione recente. Può essere che, ad esempio, una parte della lineup Seat venga un domani trasferita a Pamplona, nel sito produttivo Volkswagen dedicato all’assemblaggio di Polo. L’azienda catalana, tuttavia, proprio nelle scorse settimane (Salone di Francoforte 2017) aveva presentato un ampio ventaglio di anteprime, destinate a rafforzare l’immagine del marchio. Un eventuale trasferimento della produzione Seat verso altri lidi potrebbe pesare non poco sui bilanci della regione, dal punto di vista occupazionale e per l’economia catalana. Resta tutto da vedere, in ogni caso.