Fiat in Serbia? Duri politici e sindacati

L'annuncio del trasferimento di parte della produzione Fiat da Torino alla Serbia ha sollevato critiche da tutte le parti politiche e dai sindacati

Gli unici a essere contenti sono i serbi e le famiglie di chi lavora nello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Per il resto, i musi lunghi sono da ogni parte a iniziare dai politici di tutti gli schieramenti, fortemente contrari al trasferimento di una rilevante parte della produzione Fiat sull'altro lato del mare Adriatico.

Miracoli di Marchionne, dunque, che è riuscito a mettere d'accordo i litigiosi parlamentari del Bel Paese. Mentre la manovra è stata accolta positivamente dalla Borsa italiana non lo è stata dall'agenzia Moody's, che senza mezzi termini ha parlato di declassamento dell'azienda di Casa Agnelli.

Al vetriolo, invece, i commenti dei politici: "Sono dell'idea che si debba aprire un tavolo di trattative tra le parti e discutere insieme del progetto Fabbrica Italia, che vuole realizzare investimenti nel nostro paese accompagnati da una piena autorizzazione degli impianti con il modello pilota di Pomigliano", ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. "Visti i risultati positivi - continua - che l'azienda torinese ha registrato ultimamente, credo che ci sia modo di produrre auto anche entro i confini nazionali, nonostante alcune minoranze sembra remino contro questi progetti di ampio respiro e ne scoraggino la presenza in Italia".

Parla di "tavolo" di trattativa anche il segretario del Pd, Pierluigi Bersani che ha auspicato che il governo ne convocasse uno con la dirigenza Fiat per affrontare tutti i temi che riguardano l'azienda. "Non possiamo permettere - ha detto - che si disperdano le risorse del Paese solo per una mancanza di dialogo fra le parti".

Nel centrodestra, la voce più critica si è alzata dalla Lega, che ha parlato per bocca del governatore del Piemonte, Roberto Cota, e del coordinatore delle segreterie nazionali Roberto Calderoli: il primo ha ricordato a Marchionne la promessa che quest'ultimo aveva fatto sull'aumento - o almeno sul mantenimento - dei livello occupazionale in regione. Più duro il secondo, che ha promesso una forte opposizione al progetto industriale di andare a produrre in Serbia.

Preoccupazioni anche dal ministro per le Politiche Comunitarie, Andrea Ronchi, che pensa che l'annuncio sia "una boutade estiva o una tattica per ottenere dei vantaggi altrove. Per questo non mi sembra il caso di prenderla in considerazione. Se fosse vera, la Fiat avrebbe tutta la nostra opposizione".

Dai politici ai sindacati: Raffaele Bonanni, segretario nazionale Cisl, ha sottolineato il fatto che né lui né i suoi colleghi di altre sigle siano mai stati convocati per parlare dello spostamento di parte della produzione in Serbia. "Fermi tutto, spieghi come vuole investire e in che direzione vuole andare e si consulti con noi".

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di Andrea Barbieri Carones | 23 luglio 2010

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