Bilancio: la crisi dell'auto è costata 33.000 posti

Secondo uno studio della Camera di Commercio di Torino, la crisi dell'auto ha portato alla perdita di 33.000 posti di lavoro e a 8,5 mld di fatturato

La crisi dell'auto che ha colpito duramente tutto il mondo ha lasciato i suoi strascichi anche in Italia. I conti sono stati fatti da un'indagine dell'Osservatorio sulla filiera veicolare della Camera di Commercio di Torino: 8,5 miliardi di euro in meno di fatturato e 33.000 posti di lavoro persi. Cifre che danno l'idea di un settore che ha versato lacrime e sangue per tutto il corso dell'anno e che stenta ancora nel 2010. Nei 12 mesi dello scorso anno le 2.196 aziende del settore hanno registrato un volume d'affari di 41,7 miliardi, il -15,8% rispetto al 2008.

E per fortuna che c'è stata Fiat, che aumentando le sue quote di mercato in Europa e fatturando molto in Brasile, ha permesso a molte aziende fonitrici di componenti di restare a galla. Basti pensare che nel 2009 su 100 euro di ricavi del settore, 44,2 sono dovuti a commesse nazionali verso Fiat, e altri 19 a produzioni destinate a stabilimenti stranieri del gruppo. Una dipendenza da "mamma Fiat" che si è quindi attestata al 63,2% del fatturato (nel 2008 era del 47,8%) con punte del 78,1% nel Piemonte, dove l'imprenditoria è tradizionalmente legata a filo doppio con il Lingotto.

A risentire maggiormente della crisi dell'auto sono state comunque le piccole imprese, il cui volume d'affari è sceso del 21% nel corso dello scorso anno, contro il 20% delle medie e il 13,8% delle grandi aziende. La soluzione, dicono gli analisti, sarebbe quella di creare aggregazioni o almeno forti collaborazioni fra attori del comparto, al fine magari di puntare ai mercati emergenti.

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di Andrea Barbieri Carones | 08 luglio 2010

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