Fiat, Pomigliano d'Arco: ecco il piano C

Vigilia di referendum sull'accordo separato. La Fiom schierata per il no. Secondo alcune indiscrezioni, i vertici hanno in mente una terza soluzione

"Vecchia" Pomigliano d'Arco, addio. Sotto con una gestione tutta nuova dello stabilimento alle porte di Napoli. E' questo il piano che ha in mente il Lingotto per la rinascita di Pomigliano. Lo riferiscono alcune indiscrezioni trapelate nelle ultime infuocate ore, alla vigilia di un referendum interno che si preannuncia epocale per il futuro dell'impianto.

La giornata di oggi, infatti, è il preludio al sondaggio atteso fra i lavoratori sull'accordo separato. Il fine settimana non è bastato a calmare le acque, né a trovare un accordo fra le posizioni di apertura alle richieste avanzate dal Lingotto, da parte di quasi tutte le sigle sindacali, e il fermo no della Fiom.

In ballo c'è il futuro dei 5.200 dipendenti di Pomigliano e l'investimento da 700 milioni di euro della Fiat per il trasferimento di produzione della nuova Panda dagli impianti di Tichy, in Polonia, a Pomigliano d'Arco, nello stabilimento ribattezzato "Giambattista Vico", costruito alla fine degli anni '60 per l'Alfa Romeo e che, a pieno regime, potrà sfornare fino a 280.000 Panda all'anno.

Il piano C trapelato nelle scorse ore (chiamato, informalmente, così, come terza soluzione al trasferimento produttivo della Panda a Pomigliano, oppure, se non se ne dovesse far niente, il mantenimento della produzione a Tichy o lo spostamento delle linee di montaggio in Serbia) prevederebbe una nuova via d'uscita, da parte dei vertici aziendali: un dribbling alle contrastanti posizioni dei sindacati da attuare con la creazione di una NewCo.

In pratica, si chiuderebbe lo stabilimento per riaprirlo immediatamente sotto forma di una New Company controllata in prima persona dal Lingotto. I lavoratori sarebbero subito riassunti con un nuovo contratto: proprio quello sul quale in questi giorni c'è lo scontro fra i sindacati.

Qusta mossa permetterebbe di arginare lo scoglio dei sindacati che da diversi giorni oppongono un "no" alle condizioni dettate dalla Fiat in cambio della produzione della Panda a Pomigliano: turni di notte, al sabato, alla domenica, meno "pause" durante gli orari di lavoro, più straordinari, e l'abbassamento dell'assenteismo a "livelli fisiologici". Un po' come era capitato con l'Alitalia.

La giornata di domani, dunque, sarà della massima importanza. Il motivo lo aveva spiegato l'amministratore delegato Sergio Marchionne nei giorni scorsi: l'adesione "quasi totale" dei sindacati (tutti, tranne la Fiom) potrebbe non bastare a dare il via alla "Operazione Panda" per Pomigliano d'Arco: la conditio sine qua non, avanzata dallo stesso manager, è che l'impianto debba funzionare al cento per cento, senza alcun dissidio interno.

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di Francesco Giorgi | 21 giugno 2010

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