Cassazione: telefonino in auto sì, ma...

Tollerato l'uso senza i kit imposti dalla legge solo in caso di emergenza per chi telefona. In tutti gli altri casi vivavoce o auricolare

Neanche un'urgenza inderogabile dà diritto a infrangere il Codice della strada e a parlare al telefonino senza il kit vivavoce o l'auricolare, se non è per una estrema necessità che interessa chi è alla guida e ha assoluto bisogno di telefonare. In tutti gli altri casi, bisogna utilizzare i dispositivi imposti dalla legge.

Lo ha stabilito una sentenza della Cassazione, che ha rigettato il ricorso presentato da un automobilista genovese, multato alla fine del 2005 per essere stato pizzicato da un agente di polizia municipale mentre guidava e, nello stesso tempo, aveva il cellulare all'orecchio.

Il malcapitato - e imprudente - automobilista, Massimiliano F., aveva assicurato di essersi trovato nell'urgenza di dover comunicare al padre, malato, di prepararsi a uscire di casa perché, di lì a poco, sarebbe passato a prenderlo per accompagnarlo all'ospedale.

La motivazione era stata sollevata, tempo dopo, al giudice di pace, che però non era rimasto convinto. L'urgenza, infatti, era stata riconosciuta, ma la multa non era stata tolta: avrebbe dovuto pagare, perché "In quella telefonata non aveva utilizzato il dispositivo vivavoce o un auricolare".

Convinto di avere accesso alle attenuanti date dalla situazione nella quale si era trovato, l'automobilista genovese ha poi presentato un secondo ricorso, questa volta in Cassazione.

E arriviamo a questi giorni: la seconda Sezione civile, con la sentenza 11266, ha respinto il ricorso. La motivazione indicata fa riferimento al soggetto che, in un dato momento, si trova in pericolo: "La situazione di pericolo, quando si riconnette alle cure mediche, all'alimentazione o ai medicinali, deve avere un carattere di indilazionabilità e cogenza tali da non lasciare all'agente alternativa diversa dalla violazione della legge, in quanto la moderna organizzazione sociale, venendo incontro con i mezzi più disparati a coloro che possono trovarsi in pericolo di vita per il non soddisfacimento dei predetti bisogni, ha modo di evitare altrimenti il possibile, irreparabile danno alla persona".

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di Francesco Giorgi | 11 maggio 2010

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