RC auto: solo 1 su 20 è coperto dagli infortuni

Una ricerca di Assicurazione.it mostra che solo il 5,8% degli italiani sottoscrive la polizza che copre gli infortuni al conducente

RC auto: solo 1 su 20 è coperto dagli infortuni

di Andrea Barbieri Carones

22 aprile 2010

Una ricerca di Assicurazione.it mostra che solo il 5,8% degli italiani sottoscrive la polizza che copre gli infortuni al conducente

Secondo un’inchiesta di Assicurazione.it, il broker che mette a confronto online le polizze rc auto, solo il 5,8% degli automobilisti italiani sottoscrive la polizza chiamata “infortunio del conducente“, che copre cioè i danni fisici a chi è al volante della vettura in caso di incidente con colpa dello stesso. La polizza rc auto, infatti, copre solo i danni fatti agli altri, siano essi gli occupanti della propria autovettura o chi è a bordo dell’auto danneggiata, gli altri veicoli, i pedoni o comunque le proprietà altrui.

Il dato sorprende non poco, considerato che le rilevazioni ufficiali mostrano che il 69,2% dei feriti negli incidenti stradali sono proprio coloro che sono al volante.

“In un momento sgradevole come quello di un sinistro, si rischia di subire anche la beffa di non essere risarciti. Eppure basterebbero appena 20 centesimi di euro al giorno per essere coperti” dice Alberto Genovese, amministratore delegato di Assicurazione.it.

In base ai dati ufficiali, le donne sono più attente visto che la percentuale media sale al 7%. Ancora bassa, ma è pur sempre qualcosa. Riferendosi alle regioni, i più attenti sono i lombardi dato che poco più di 1 sottoscrittore su 10 (il 10,6% per la precisione) aggiunge anche la copertura dell’infortunio del conducente. A seguire, l’Emilia Romagna (7,49%) e il Piemonte (7,01%). Le note dolenti arrivano dal sud Italia: in Campania solo l’1,44% la include, mentre in Puglia siamo sull’1,87% e in Sicilia sul 2,61%.[!BANNER]

Le statistiche rivelano anche differenze in base alla professione: in media, il 7,63% dei dirigenti firmano l’estensione di copertura, seguiti dal 6,99% degli insegnanti, dal 6,94% degli impiegati e dal 2,85% degli studenti. E’ curioso che i medici si trovino posizione intermedia tra impiegati e studenti, forse perché hanno una via preferenziale per le cure.

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