T-Red sempre più nel mirino

Troppo spesso, i dispositivi che multano chi passa col semaforo rosso vengono usati dai Comuni per fare cassa: ecco un’altra prova

Ormai, quando un automobilista sente quel nome, balza sul posto guida: T-Red. Si tratta dei celeberrimi strumenti piazzati ai semafori, che fotografano i veicoli transitanti con la luce rossa.

Di per sé, quei dispositivi dovrebbero migliorare la sicurezza stradale, inducendo a passare soltanto col verde; il problema è che, di frequente, i Comuni li utilizzano per ripianare i debiti. Ogni sanzione sono circa 150 euro, più sei punti della patente tagliati.

Un'ennesima prova del misfatto arriva da alcuni paesi della Provincia di Verona. Dopo settimane di indagini, sono emersi i due "trucchi" per spillare quattrini ai guidatori.

1) I T-Red venivano regolati in modo che la luce gialla durasse pochissimo, così l'automobilista cadeva nella trappola del rosso. E non poteva neanche protestare, visto che il Codice della strada nulla prescrive in merito alla durata del giallo.

2) I semafori, come hanno dimostrato i Carabinieri, venivano collegati con un dispositivo di rilevazione di velocità (una specie di autovelox), tecnicamente chiamato radar: questo interrompeva il normale ciclo semaforico ogni volta che captava un superamento del limite di velocità preimpostato.

Qui entrava in gioco il T-Red: fotografava il guidatore che non ce la faceva a frenare per tempo. Anche perché, pure in questo caso, la durata del giallo era brevissima. Doppia multa: per eccesso di velocità e per passaggio col rosso. Peccato che il tutto sia proibito: i decreti di approvazione lo escludono, e il ministero dei Trasporti s'è pronunciato negativamente in materia.

La beffa finale è che, per i multati (sempre se non hanno già pagato la sanzione), fare ricorso a un Giudice di pace e vincere è quasi impossibile: occorrono le prove della truffa, e chi l'ha architettata dev'essere prima condannato definitivamente.

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