Il Gruppo Fiat pronto allo scorporo della attività automobilistiche

Il settore auto sarà indipendente. Grandi cambiamenti fra gli stabilimenti e riduzione della forza lavoro

Il 21 aprile non sarà solo il Natale di Roma ma anche il giorno in cui avverrà lo spin off Fiat, ovvero lo scorporo delle attività automobilistiche e la loro quotazione in Borsa. Da quel momento ci saranno sul mercato due aziende Fiat il cui controllo dovrebbe essere (ma non é ancora sicuro) ancora nelle mani della famiglia Agnelli e di John Elkann in particolare.

Come reagiranno i mercati? Fino a oggi, il titolo in Borsa si è rivalutato: +12% nell'ultimo mese, +6% nell'ultimo semestre e +100% rispetto a 12 mesi fa. Tutto grazie al settore auto, che funge da traino a tutto il gruppo nonostante la crisi internazionale che ha messo alle corde numerosi costruttori in tutto il mondo.

A tenere in mano le redini della parte auto dovrebbe proprio essere quel Sergio Marchionne, deus ex machina dell'acquisizione di Chrysler e della creazione di un colosso da oltre 4 milioni di auto prodotte ogni anno, con la prospettiva di arrivare presto a 6. Ma con la prospettiva anche di "de italianizzare" lo storico marchio del Lingotto

Intanto prosegue il processo di modifica degli stabilimenti e dei prodotti Fiat, che prevede fabbriche più piccole e con meno addetti. Il piano industriale 2010-2014 prevede poi la riduzione del numero dei modelli dagli attuali 12 a 8 e l'aumento della produzione in Italia che passerà da 600.000 a 900.000 unità all'anno, con una razionalizzazione dei plant, in passato creati per motivi politici più che economici.

Per Termini Imerese è prevista la chiusura nel giro di 2 anni, con tanti saluti ai 1.500 addetti alla produzione della Lancia Ypsilon. Salendo verso nord, a Pomigliano d'Arco non si produrranno più le Alfa Romeo 147, 159 e GT ma si assemblerà la nuova Fiat Panda, in 250.000 unità annue a partire dal 2014 con perdita di 500 dipendenti su 5.100. Praticamente lo stesso numero di tagli che avverrà a Cassino, dove oggi lavorano 4.600 persone: nello stabilimento del basso Lazio non sarà più costruita la Croma, ma la nuova Bravo, la Delta, la Giulietta e una Suv.

Per Mirafiori il piano Fiat prevede di dimezzare la forza lavoro: da 5.000 a 2.500 addetti, che non assembleranno più Idea, Musa, MiTo, Multipla e Punto, ma (dal 2014) solo MiTo e una monovolume di grandi dimensioni ancora in fase di progettazione. A pochi chilometri di distanza, nel 2012 sorgerà la carrozzeria Bertone, dove si dovrebbero produrre le Chrysler 300C, Grand Voyager e Jeep Grand Cherokee.

La ristrutturazione prevede anche che 7 modelli siano prodotti anche in nord America per il mercato a stelle e strisce: saranno la Fiat Turney e la 500, l'Alfa Romeo Sportover, la 169 e la Giulietta. Con brand Lancia saranno invece la Chrysler 300C e il Voyager.

E i motori? Marchionne li vorrebbe realizzare in Polonia. Saranno i nuovi motori bilcilindrici che sostituiranno il quattro tempi nelle piccole e nelle medie. Crisi invece per lo stabilimento di Pratola Serra (AV) dove si costruiscono i propulsori di cilindrata medio alta, il cui numero è sceso da 500.000 a 170.000. Risultati opposti per il plant di Termoli, dove la produzione di piccoli motori è schizzata in alto fino a raggiungere le 900.000 unità all'anno.

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di Andrea Barbieri Carones | 24 marzo 2010

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