Termini Imerese: di nuovo cassa integrazione

Lo ha comunicato la Uilm. Il segretario: “Fiat non è interessata alla sorte dei suoi lavoratori”. Schifani: “Attenzione alle ripercussioni sociali”

Termini Imerese: di nuovo cassa integrazione

Tutto su: FIAT

di Francesco Giorgi

19 marzo 2010

Lo ha comunicato la Uilm. Il segretario: “Fiat non è interessata alla sorte dei suoi lavoratori”. Schifani: “Attenzione alle ripercussioni sociali”

Lavoratori di Termini Imerese nuovamente in cassa integrazione. Lo ha comunicato ieri sera la Fiat alle organizzazioni sindacali. Il provvedimento, il secondo in meno di due mesi (l’ultimo in ordine di tempo, iniziato a fine Febbraio, ha visto il ritorno dei lavoratori allo stabilimento lo scorso 8 Marzo), varrà dal 14 Aprile al 2 Maggio.

Il direttivo della Uilm di Termini, che ha comunicato il provvedimento e si è riunito ieri, ha annunciato preoccupazione per il taglio allo stipendio che i lavoratori si troveranno a subire nuovamente. “Continuiamo a essere dell’avviso che senza gli incentivi per l’auto, la decurtazione degli stipendi sarà la prima di una lunga serie. Il risultato sarà l’esasperazione economica per i dipendenti dell’azienda”.

La stessa Uilm, per bocca del segretario provinciale di Palermo Vincenzo Comella, punta il dito sulle responsabilità della Fiat: “Intanto, la Regione dovrà provvedere a un sostegno economico ai lavoratori della Fiat. Inoltre, crediamo che il Lingotto non sia interessato alla sorte dei suoi lavoratori, perché ha già deciso di cedere l’area di Termini grazie alla possibilità di ottenere finanziamenti regionali e nazionali”. [!BANNER]

Da Roma, il Presidente del Senato, Renato Schifani, dichiara che mantenere attivi siti industriali in aree depresse come Termini Imerese costituisca una concreta boccata d’ossigeno per la collettività: “Il ruolo delle imprese che operano in un contesto fragile dal punto di vista produttivo va presidiato e privilegiato dallo Stato e dalle imprese stesse. E’ un obiettivo morale che va di pari passo con il piano industriale: si mantengono nella legalità i settori della popolazione che, altrimenti, potrebbero facilmente diventare preda dell’economia sommersa o illegale”.