I concessionari chiedono ancora incentivi

Federcaipa invia una nota a Berlusconi, proponendo un abbandono progressivo dei contributi. Ribadito il ruolo chiave dei marchi stranieri

Si infiamma il dibattito intorno alla questione incentivi. Dopo la lettera che raccoglie la protesta dei costruttori stranieri, ora entra in campo anche Federcaipa, l'associazione che raccoglie i concessionari italiani di tutti i marchi. Anche in questo caso ci si trova a commentare una nota inviata direttamente alla Presidenza del Consiglio: al suo interno si chiede una soluzione di compromesso, l'uscita progressiva dalla parabola dei contributi.

Nello specifico, Federaicpa fa presente che lo Stato avrebbe svariati vantaggi a varare nel 2010 degli incentivi che ogni 4 mesi scendano fino ad azzerarsi. Basti pensare al mancato gettito erariale legato all'IVA stimato in un miliardo e 200.000 euro. O, ancora, ai minori introiti per imposta di bollo e trascrizione. Questo senza poi contare le grandi convenienze per la collettività e la salute pubblica, derivanti dallo svecchiamento del parco circolante: migliore qualità dell'aria e  auto più sicure (Abs, airbag, Esp). Con minori costi, nel breve, medio e lungo periodo, a carico del Ministero della Salute.

Intervenuto a riguardo, il presidente di Federcaipa Filippo Pavan Bernacchi fa notare, inoltre, che l'attuale "indecisione" del Governo ha causato un blocco della domanda. Ogni giorno che trascorre si traduce in un pesante danno, per questo servono decisioni pronte e risolutive. Come già ribadito da Unrae, l'ente che rappresenta i costruttori stranieri, gli incentivi non dovrebbero essere oggetto di un dialogo a due voci: Fiat-Governo, perché per il 75% giocano altri attori, in primis i concessionari di auto: liberi imprenditori, aziende italiane, anche quelle che distribuiscono prodotti esteri. Tutti soggetti che offrono occupazione e versano nelle casse pubbliche svariati milioni di euro a vario titolo, garantendo nel contempo il prezioso bene della "mobilità", attraverso l'assistenza e la distribuzione dei ricambi.

Le statistiche offrono delle conferme in questa direzione. Dell'intero comparto automobilistico, Fiat coinvolge "solo" il 15% dell'occupazione, la componentistica il 40% e i concessionari d'auto il 45%. Inoltre Fiat vende in Italia 3 vetture su 10. Ne consegue che il 70% degli incentivi è andato a beneficio dei Clienti che hanno acquistato un'auto straniera. Dunque risulta  improprio parlare di "incentivi all'auto" come fossero "incentivi alla Fiat".

Nella nota inviata al premier, Pavan Bernacchi e il predecessore Vincenzo Malagò  hanno infine messo sul tavolo una proposta che potrebbe soddisfare tutti. Accanto all'uscita dagli aiuti per tappe programmate, ecco il suggerimento di  una Tremonti-ter per veicoli commerciali leggeri e veicoli industriali. Nel caso in cui l'invito non dovesse ricever ascolto, lo scenario delineato dal sodalizio è preoccupante. Esteso anche al 2009, il quadro porterebbe secondo Bernacchi a conclusioni ben precise: "Anzitutto il contenimento della perdita di mercato pari a solo il 7,89%, una quota se vogliamo fisologica", e dall'altra parte un trend produttivo da cardiopalma, con "un 2009 dove si sono "stressate" le fabbriche e i concessionari, e un 2010 destinato a registrare un buco pari al 20% della domanda".  

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