Anche per Suzuki test sui consumi non conformi

La Casa nipponica ammette di aver effettuato i test su consumi ed emissioni con un altro metodo rispetto a quello consentito.

Dopo Mitsubishi, un'altra Casa nipponica ha ammesso di aver effettuato dei test irregolari relativi ai limiti fissati in Giappone su consumi ed emissioni inquinanti. Il Costruttore in questione è Suzuki che in una nota ufficiale ha precisato di aver utilizzato un differente metodo di test rispetto quello previsto dalla legislazione del Paese del Sol Levante. L'ammissione da parte di Suzuki è arrivata dopo che il Ministero dei Trasporti giapponese aveva chiesto a tutte le Case automobilistiche di ricontrollare i dati su consumi ed emissioni delle loro vetture, in seguito al recente scandalo che ha travolto la Casa dei tre diamanti.

Per calcolare consumi ed emissioni delle proprie auto, il Costruttore nipponico non avrebbe  effettuato il "coasting test" (prova in cui  l'auto procede per inerzia senza l'aiuto di alcun tipo di propulsione), ma avrebbe utilizzato la galleria del vento combinando alcuni dati come la resistenza di pneumatici, trasmissione e freni. La scelta di utilizzare la galleria del vento è stata preferita perché è più facile ottenere risultati simili tar loro.

Suzuki ha affermato che il centro tecnico di Sagara non risulterebbe più affidabile, perché la sua posizione in cima ad una colina fronte mare offrirebbe condizioni climatiche così sfavorevoli da influire sulla genuinità dei test. Nel comunicato ufficiale viene inoltre specificato che i dati ottenuti dai test in laboratorio,  confrontati con quelli  ricavati con il metodo ufficiale vantano uno scarto entro i limiti consentiti, quindi non effettuerà nessuna modifica sui valori omologati fino ad oggi. Sono ben 16 i modelli interessati dal problema a partire da 2010: Alto, Alto Lapin, Wagon R, Hustler, Spacia, Every, Carry, Jimny, Solio, Ignis, Baleno, SX4 S-CROSS, Swift, Escudo 2.4, Escudo e Jimny Sierra.

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di Francesco Donnici | 18 maggio 2016

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