Sicurezza: vittime della strada in diminuzione in Italia

Le statistiche diffuse da ACI e ISTAT confermano la diminuzione delle vittime stradali in Italia, ma si continua a lavorare per migliorare.

Una nota positiva arriva dal rapporto ACI ISTAT sugli incidenti stradali, con i dati che mettono in evidenza la diminuzione del numero di morti e feriti sulle strade italiane, tanto che nel 2013 si è superata la soglia del 50% di riduzione delle vittime dei sinistri rispetto al 2001. 

Soddisfazione è stata espressa al riguardo dalla Fondazione ANIA per la Sicurezza Stradale che, attraverso il presidente Aldo Minucci, ha dichiarato: "I dati diffusi oggi confermano alcune criticità che avevamo messo in evidenza già negli anni scorsi: la pericolosità delle strade extraurbane, il drammatico coinvolgimento degli utenti vulnerabili della strada, l'elevato numero dei morti tra i neopatentati e la conferma che la distrazione al volante è la prima causa di incidente". 

Anche se la continua tendenza alla diminuzione delle vittime stradali è una cosa decisamente positiva, l'Italia rimane pur sempre il paese con il più alto numero di incidenti con decessi se si considera l'Europa a 28, per cui è necessario non abbassare la guardia e continuare nell'opera di sensibilizzazione, sottolineando l'importanza di guidare responsabilmente e facendo particolare attenzione ai neopatentati tra 20 e 24 anni, fascia in cui si raggiunge il picco di vittime della strada. 

Entro il 2020 l'obiettivo italiano e comunitario è quello di dimezzare il numero di chi perde la vita sulle strade e per questa ragione la Fondazione ANIA chiede politiche che tutelino la sicurezza dei pedoni, dei ciclisti e dei motociclisti, oltre al miglioramento tecnologico necessario su molte statali. 

Il rapporto di ACI e ISTAT afferma che nel periodo preso in considerazione 1.649 vittime della strada, cioè il 48,7% del totale, erano dei soggetti vulnerabili, ovvero rientranti in quelle categorie a più alto rischio di lesioni gravi o mortali in caso di impatto di incidenti. 

I numeri indicano infatti che l'anno scorso hanno perso la vita 724 motociclisti, 549 pedoni e 251 ciclisti, con una pericolosità accentuata soprattutto sulle strade extraurbane.  

L'indispensabile tutela per chi viaggia a bordo di una bicicletta o di un motociclo e non ha la stessa protezione offerta da un'automobile o da un mezzo pesante va comunque associata ad una corretta educazione stradale.

Troppo spesso, infatti, i comportamenti irresponsabili non sono tenuti solamente dagli automobilisti o dagli autotrasportatori, ma anche dagli stessi soggetti vulnerabili, che sfruttano la maneggevolezza del proprio mezzo di trasporto per sorpassare dove non si dovrebbe, salire sui marciapiedi, fare lo "slalom" tra i veicoli nel traffico e ignorare del tutto i segnali di precedenza.  

Una maggiore consapevolezza e rispetto reciproco tra tutti i fruitori della circolazione stradale è quindi requisito insostituibile per la crescita della sicurezza e per centrare l'obiettivo di azzerare le vittime di incidenti, siano esse a piedi o a bordo di veicoli a due o a quattro ruote.

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di Giuseppe Cutrone | 05 novembre 2014

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